Mi sento un po' stupido a scrivere questo post nei drammatici giorni della possibile cessione di Kakà al Real Madrid o al Chelsea. Poi, alla fine, magari resta dov'è. E' bello sapere che ci sono tifosi che cambieranno il proprio voto politico se il giocatore rossonero verrà ceduto. Credo sia un segno dei mediocri tempi che stiamo vivendo. "Beato il popolo che non ha bisogno di eroi" diceva un tale e, purtroppo, noi di eroi non possiamo farne a meno. La classe politica è l'espressione della classe elettorale... il problema è che poi si innesta un circolo vizioso. Sto divagando. Chiedo scusa se in tempi di calcio mercato parlo di uno scrittore ma il paragone calza. I migliori giocatori sono ambiti dalle squadre più forti che se li contendono a suon di milioni di euro. I più forti di tutti Diego Alberto Milito e Thiago Motta sono volati da tempo a Milano, sponda nerazzurra. Kakà, probabilmente, convolerà a nozze in Spagna o in Inghilterra. Altri fortissimi saranno al centro delle trattative di mercato. E' così da sempre e sempre sarà così. Però una cosa curiosa mi ha colpito nei giorni passati. José Saramago non è un esotico attaccante, tantomeno un istrionico fantasista, più semplicemente è uno scrittore che ha vinto il Nobel per la Letteratura nel 1998 e che in Italia ha pubblicato circa 20 titoli per la casa Editrice Einaudi. Immaginate che Kakà si presentasse alla dirigenza della vostra squadra e, dispostissimo a qualsiasi ingaggio anche un euro simbolico, dicesse "voglio giocare per voi" e la vostra dirigenza rispondesse "no, grazie non ci interessi". Voi che fareste? Io, oltre a torturare il mio presidente costringendolo all'ascolto continuo dei cd di Marco Carta e Anna Tatangelo, mi farei delle domande. Invece, la vicenda Saramago, pare non interessi a nessuno. Cosa è successo per essere precisi? Niente di grave se fossimo in Eritrea o Cina, visto che simili restrizioni sono all'ordine del giorno. Visto che siamo in Italia la cosa avrebbe dovuto suscitare un minimo di indignazione. Praticamente Saramago, scrittore portoghese di fama mondiale definito da Harold Bloom "il romanziere maggiormente dotato di talento ancora in vita. Il Maestro è uno degli ultimi titani di un genere letterario in via di estinzione", si è visto rifiutare da Einaudi la pubblicazione del suo ultimo libro. Strano la Einaudi ha sempre lavorato in massima autonomia. Il libro in questione, già pubblicato in Portogallo e in Spagna, dal titolo "Il quaderno" come il blog dello stesso autore (qui il link tradotto in italiano), parla anche di Berlusconi e tra le altre cose lo definisce come "un capo mafioso". Einaudi, stando a fonti vicine allo scrittore portoghese, non è interessata ai suoi saggi ma solo alle opere narrative. Scelta legittima. Strana ma legittima. Alla fine José Saramago è un premio Nobel e qualunque casa editrice vorrebbe un pallone d'oro della letteratura nella propria rosa. Prendiamo atto della scelta editoriale di Einaudi. Impossibile, però, non pensare al fatto che Einaudi fa parte del gruppo Mondadori che a sua volta fa capo al Presidente del Consiglio. Curioso che Einaudi abbia rifiutato, (o forse censurato preventivamente?), un altro lavoro "Il corpo del capo" di Marco Belpoliti che parla in maniera non troppo lusinghiera di Berlusconi. A voi tirare le conclusioni. Per la cronaca Belpoliti è passato in casa Guanda mentre Saramago vedrà il suo libro rifiutato andare in stampa con Bollati Boringhieri. Una domanda, però, devo farla. Secondo voi, quanti urlerebbero allo scandalo se Kakà l'anno prossimo rimanesse senza contratto?Benvenuto!
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giovedì 4 giugno 2009
Tra Kakà e José Saramago: le stranezze dell'editoria italiana.
Mi sento un po' stupido a scrivere questo post nei drammatici giorni della possibile cessione di Kakà al Real Madrid o al Chelsea. Poi, alla fine, magari resta dov'è. E' bello sapere che ci sono tifosi che cambieranno il proprio voto politico se il giocatore rossonero verrà ceduto. Credo sia un segno dei mediocri tempi che stiamo vivendo. "Beato il popolo che non ha bisogno di eroi" diceva un tale e, purtroppo, noi di eroi non possiamo farne a meno. La classe politica è l'espressione della classe elettorale... il problema è che poi si innesta un circolo vizioso. Sto divagando. Chiedo scusa se in tempi di calcio mercato parlo di uno scrittore ma il paragone calza. I migliori giocatori sono ambiti dalle squadre più forti che se li contendono a suon di milioni di euro. I più forti di tutti Diego Alberto Milito e Thiago Motta sono volati da tempo a Milano, sponda nerazzurra. Kakà, probabilmente, convolerà a nozze in Spagna o in Inghilterra. Altri fortissimi saranno al centro delle trattative di mercato. E' così da sempre e sempre sarà così. Però una cosa curiosa mi ha colpito nei giorni passati. José Saramago non è un esotico attaccante, tantomeno un istrionico fantasista, più semplicemente è uno scrittore che ha vinto il Nobel per la Letteratura nel 1998 e che in Italia ha pubblicato circa 20 titoli per la casa Editrice Einaudi. Immaginate che Kakà si presentasse alla dirigenza della vostra squadra e, dispostissimo a qualsiasi ingaggio anche un euro simbolico, dicesse "voglio giocare per voi" e la vostra dirigenza rispondesse "no, grazie non ci interessi". Voi che fareste? Io, oltre a torturare il mio presidente costringendolo all'ascolto continuo dei cd di Marco Carta e Anna Tatangelo, mi farei delle domande. Invece, la vicenda Saramago, pare non interessi a nessuno. Cosa è successo per essere precisi? Niente di grave se fossimo in Eritrea o Cina, visto che simili restrizioni sono all'ordine del giorno. Visto che siamo in Italia la cosa avrebbe dovuto suscitare un minimo di indignazione. Praticamente Saramago, scrittore portoghese di fama mondiale definito da Harold Bloom "il romanziere maggiormente dotato di talento ancora in vita. Il Maestro è uno degli ultimi titani di un genere letterario in via di estinzione", si è visto rifiutare da Einaudi la pubblicazione del suo ultimo libro. Strano la Einaudi ha sempre lavorato in massima autonomia. Il libro in questione, già pubblicato in Portogallo e in Spagna, dal titolo "Il quaderno" come il blog dello stesso autore (qui il link tradotto in italiano), parla anche di Berlusconi e tra le altre cose lo definisce come "un capo mafioso". Einaudi, stando a fonti vicine allo scrittore portoghese, non è interessata ai suoi saggi ma solo alle opere narrative. Scelta legittima. Strana ma legittima. Alla fine José Saramago è un premio Nobel e qualunque casa editrice vorrebbe un pallone d'oro della letteratura nella propria rosa. Prendiamo atto della scelta editoriale di Einaudi. Impossibile, però, non pensare al fatto che Einaudi fa parte del gruppo Mondadori che a sua volta fa capo al Presidente del Consiglio. Curioso che Einaudi abbia rifiutato, (o forse censurato preventivamente?), un altro lavoro "Il corpo del capo" di Marco Belpoliti che parla in maniera non troppo lusinghiera di Berlusconi. A voi tirare le conclusioni. Per la cronaca Belpoliti è passato in casa Guanda mentre Saramago vedrà il suo libro rifiutato andare in stampa con Bollati Boringhieri. Una domanda, però, devo farla. Secondo voi, quanti urlerebbero allo scandalo se Kakà l'anno prossimo rimanesse senza contratto?
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