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venerdì 4 novembre 2011

Il solito Tom Waits e il nuovo Bad as me...

E' stata una settimana di nuovi ascolti con conseguenze molto diverse. Giusto a titolo informativo, oltre al nuovo di Tommaso Aspetta mi riferisco alla collaborazione fra Lou Reed e Metallica e al curioso The devil walk degli Apparat.

Iniziamo dal quello più facile. Ogni nuovo album di Tom Waits per me è un'attesa struggente. Amo questo uomo per la sua capacità di rinnovarsi e riuscire a rimanere sempre se stesso. Non nego che ho una stima immensa della sua creatività e che sono di parte. Tutti i suoi album, per me, sono geniali e anche i meno riusciti sono una spanna (minimo) sopra i migliori di tanti altri.

Passiamo ai contenuti. L'album è composto da 13 nuovi pezzi:

1) "Chicago"
2) "Raised right men"
3) "Talking at the same time"
4) "Get lost"
5) "Face to the highway"
6) "Pay me"
7) "Back in the crowd"
8) "Bad as me"
9) "Kiss me"
10) "Satisfied"
11) "Last leaf"
12) "Hell broke luce"
13) "New year’s eve"

Iniziamo a specificare, per chi non conoscesse Tom Waits, che stiamo parlando di un'artista che a 62 anni mostra più energia, creatività, vitalità e talento del 99% di tutte quelle mezze seghe che la tivvi ci propina quotidianamente. L'album da l'impressione di un volo ad ali spiegate sulla sua trentennale carriera, pescando qua e là note, sensazioni e citazioni da tutti i suoi album storici. Per chi lo ama e conosce sarà facile trovare riferimenti a capolavori come Swordfishtrombone, Rain Dogs, Black Rider e Blue Valentine.

L'album inizia con due pezzi blues molto tirati come Chicago e Raised right man per poi passare a Talking at the same time: morbida ballata, un piccolo gioiello che sembra un capolavoro in agonia. Get lost, un jazz' n' roll divertito quanto divertente ci spara diretti negli anni sessanta. In seguito Face to the highway, Pay me e Back in the crowd, a mio modesto avviso, raggiungono vette altissime di qualità sia a livello musicale che di testi. I tre pezzi lenti vengono spazzati via (come atmosfera, intendo) dalla title track Bad as me che da l'idea di chi/cosa sia Tom Waits. La maledizione della title track viene a sua volta redenta dal pezzo seguente. Kiss me all'inizio richiama subito alla mente Blue Valentine, se ne sente tantissimo l'influenza, tanto da essere forse una citazione, un omaggio, una specie di reprise. Kiss me è comunque l'apice di un album tremendamente bello, vario. Mentre Tom Waits canta come se fosse un vecchio vinile non si può essere colpiti dalla poesia dei testi:

Kiss me
I want you to kiss me
Like a stranger once again
Kiss me like a stranger once again
I want to believe that our love’s a mystery
I want to believe that our love’s a sin
I want you to kiss me like a stranger once again.

L'ascolto continua con il blues latrante di Satisfied e con la malinconia devastante di Last leaf. Segue l'arrabbiata ed energica Hell Broke Bruce e poi l'album si conclude con la ritrovata serenità di New Year's Eve.

I testi sono racconti di disperazione dei rifiutati al banchetto della vita, quelle vite che sembrano destinate al buio più totale ma che spesso, anche se per un solo secondo, regalano bagliori di luce che il resto dell'umanità non è in grado di produrre nemmeno in millenni di esistenza.
La critica più assurda che ho letto riguardo questo album è, che in fondo, si tratta del solito Tom Waits. Probabilmente è vero, Tom Waits riesce sempre ad essere innovativo e creativo, rimanendo inconfondibile (con quella fottuta voce di cartavetro non potrebbe essere diversamente). Io comunque preferisco "il solito" Tom Waits ad un nuovo Valerio Scanu.

Che dire? Album assolutamente consigliato e per chi non conoscesse Tom Waits... fate un salto su iutubbo e ascoltatevi qualcosa a caso...

lunedì 31 gennaio 2011

Bentornata Marlene (Kuntz - Ricoveri virtuali e sexy solitudini)

C'erano due dischi che aspettavo con una certa trepidazione. Il primo è quello degli MK. Nel 1994 quando uscì Catartica ero poco più che ventenne e quel cd lo consumai. I testi e le musiche furiose catturarono tutta la mia adrenalinica voglia di mangiarmi il mondo. Quell'album fu per me una vera novità musicale, in quanto sposava rumori industriali e splendide melodie, un esperimento riuscito a pochi nel panorama italiano. Per quanto mi riguarda ritengo che Nuotando nell'aria sia tutt'ora una vetta irraggiungibile. A quel primo album d'esordio, seguirono altri ottimi lavori: Il vile,  Come di sdegno, Ho ucciso paranoia, senza dimenticare i diamanti di Spore. Dal 2000 in poi  si ha un cambiamento musicale che fa storcere il naso a parecchi fans. Si tratta di capire se un gruppo deve seguire il proprio istinto musicale o compiacere   il pubblico. Comunque, credo che una bella risposta la si possa trovare in Pornorima, la traccia numero 9. Vi cito solo due passaggi:

E poi potranno anche vedere
gli ebefrenici fighetti dell’Olimpo
indie-rock le frigidine blah-blah-blog,
gli avanguardisti a pacchi e stock.
Sai che c’è? Sei la mia porno-rima.
Sai qual è? La voglia mia collima
con la tua volontà di farmi rotolare
giù dalla tua montagnola in riva al lago,
che coincide col mio desiderio soffiato
di farti dire forte “fottimi maiale fottimi come un animale”.
Perché ti piace quando lo senti cantare
dal tuo amato Trent dei Nine Inch Nails.

Io ho continuato ad apprezzarli anche se, non ho problemi ad ammetterlo, i primi Marlene mi piacevano di più. Ho sempre amato la qualità e i contenuti dei testi, spesso critici ed ermetici, però di un ermetismo stimolante. È capitato di trovarmi davanti a poesie, delle quali il messaggio mi risultava incomprensibile, ma invece di accendermi il pensiero, lo uccidevano. Con i Marlene succede spesso di non comprendere a fondo il contenuto del testo, ma questa grande incomprensione scatena in maniera frenetica la fantasia. Almeno a me succede così.

Con questo nuovo album, a mio modesto parere, hanno raggiunto una maturità figlia dei Marlene di prima e dopo il 2000. Gli 11 pezzi dell'ultimo lavoro sono di grande qualità, con le vette di Paolo anima salva (con un video parecchio bello!) e L'artista, un pezzo veramente mostruoso che sembra ricreare appieno l'arrivo di una tempesta emotiva, con un cambio di ritmo strepitoso. Seppur privo di schitarrate furiose riesce a comunicare impeto e fa ritrovare la frenesia giovanile ascoltata in Catartica.

C'è poco altro da dire, se non: BENTORNATA MARLENE.

P.s. l'altro album è quello di Cristina Donà... ve ne parlerò nei prossimi giorni.

giovedì 20 gennaio 2011

Marco Mengoni: Re Matto Live (Bon Shi Bon Shi Bon Bon Bon!)

Chiariamo subito: non sono fan di Mengoni. Ho ascoltato il suo precedente lavoro per curiosità e qui, se volete, potete leggere che ne penso. Evitatemi dunque lo stucchevole dualismo italiano del "se parli male di Berlusconi sei comunista" o, in questo caso, "se parli bene di Mengoni significa che odi Scanu". Grazie al cielo il panorama musicale italiano e, per fortuna, mondiale va oltre questi due. Ok, pippone finito.

Mi sono procurato il secondo cd, rigorosamente scaricandolo dalla rete. Di norma se quello che scarico mi piace, appena ho due lire lo compro. Emule è un'ottima garanzia. Per esempio, con Scanu e Carta mi ha fatto risparmiare un sacco di soldi. Anche se, ad essere sinceri, non avrei mai comprato cd simili. Anche per Re Matto Live la molla è stata la curiosità e un po' perché mi è stato chiesto un parere a proposito. Ho accettato volentieri l'invito perché: ero curioso di sapere se le lacune dell'album precedente alla fine fossero state colmate.

Partiamo dal presupposto che ho un debole per i live. A volte lavori mediocri vengono recepiti come buone prove proprio per l'atmosfera tipica del suonare dal vivo. Questione di energia, pubblico urlante. Se mi regali un live, vuol dire che ti piace vincere facile. Ecco perché il BON SHI BON-SHI Bon Bon Bon! del titolo. Ho ascoltato questo lavoro in macchina la mattina, andando al lavoro, e al pomeriggio tornando. Cosa importante: per un giorno ho sostituito Il ruggito del coniglio e 610 con Mengoni, perdendomi la saggezza del Grande capo Estiqaatsi. Dunque sarò esigentissimo.

L'album in questione contiene queste tracce:

Rabbit's intro
Stanco (deeper inside)
Paralyzer
In viaggio verso me
Helter skelter
Questa notte
Lontanissimo da te
Insieme a te sto bene
Fino a ieri/Cosmic girl
Almeno tu nell'universo
Mad world
See me feel me/ Listening to you
Nessuno
La guerra
Credimi ancora

Togliamoci subito il dente, non è l'album per il quale valga la pena vivere ma è senza dubbio un buon lavoro. Musicalmente c'è una preparazione dietro, sensibilmente più robusta rispetto alla registrazione in studio del cd precedente. I due principali difetti che avevo sottolineato qui, in linea di massima sono stati risolti. La struttura musicale e gli arrangiamenti dei pezzi live sono molto curati e in alcune parti piacevoli e originali. Non c'è nulla di nuovo, Mengoni non inventa nulla, però le cover sono una personale rivisitazione che lasciano spazio anche allo stile di chi le reinterpreta. Non sono trite e stucchevoli riproposizioni di canzoni note, ma dei pezzi rivisti che assumo il loro perché. Tutto sommato mi arrogo il vanto di dire che avevo criticato bene quando parlavo di un primo lavoro troppo frettoloso ma che faceva intuire le potenzialità del cantante.
L'ascolto risulta molto piacevole e la sequenza di pezzi energetici ed altri più soft si rivela azzeccata. L'alternanza è ben studiata e non si rischia il latte alle ginocchia per brani troppo lenti o lo stordimento per troppi schitarramenti. Anzi, spesso mi sono ritrovato a tenere il tempo con la testa e il piede. Su tutti mi hanno piacevolmente colpito le esecuzioni, a livello musicale e interpretativo, di Un giorno qualunque, Insieme a te e Lontanissimo da te. Non posso sorvolare su Helter Skelter, la madre che partorì la musica heavy metal. Avrei preferito una voce un po' più sporca.

Per concludere, Mengoni non è il mio genere. Il cd non lo comprerò, però il cammino partito da un lavoro che aveva delle potenzialità ma che mi era sembrato troppo frettolosamente venuto alla luce, è arrivato ad un album molto ben curato che ha risolto le passate evidenti lacune senza scivolare su nuove bucce di banana.


Buon ascolto.

lunedì 20 dicembre 2010

Musica Nuda 55/21: quando la Musica ha tutte le lettere maiuscole.

Musica Nuda è un duo composto da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. Non hanno vinto talent show o classifiche di prevendita. Anzi, detto tra noi in Italia sono poco conosciuti. Petra è la voce, e che voce, di questa formazione atipica, Ferruccio è il musicista contrabbassista. A differenza di tanti che prima diventano cantanti e poi, se è il caso, si mettono a studiare musica, loro hanno fatto l'esatto contrario. Se volete saperne di più, andate sul Musica Nuda Officiale Site.

Siamo quasi a Natale, magari non sapete ancora cosa regale al vostro amico/a e state pensando al solito pensierino fatto con il cuore ma un po' banalotto. Vi consiglio di prendere in considerazione l'album dei Musica Nuda 55/21. Non fatevi ingannare dai titoli qui sotto: non è solo un raccolta di cover.

1.    Pazzo il mondo 
2.    Sì viaggiare (con Gianluca Petrella) 
3.    Bocca di rosa 
4.    La canzone dei vecchi amanti (con Stefano Bollani) 
5.    Fronne (con Nicola Stilo) 
6.    Io so che ti amerò (Eu sei que vou te amar) 
7.    Anema e core 
8.    Marinaio 
9.    Two for one 
10.  It had better be tonight 
11.  The very thought of you (con Stefano Bollani) 
12.  La pittrice di girasoli 
13.  Una carezza in un pugno 
14.  While my guitar gently weeps 
15.  Crocodail (con Jacques Higelin) 
16.  Km e dolori 
17.  Basta un colpo di vento

Ci sono collaborazioni con musicisti eccellenti come Pacifico, Cristina Donà e Stefano Bollani e non solo. Troverete tutto il talento di due musicisti straordinari che piuttosto che scendere a compromessi con il mercato, infatti in Italia li conoscono in pochi, hanno raggiunto grande notorietà all'estero, soprattutto in Francia. Al di là della scelta di pezzi che sono la storia della musica, quest'album è una piccola raccolta di perle fatte di note dell'eclettico Ferruccio e della  voce straordinaria di Petra, una voce che sa essere pura armonia ma anche lama tagliente. Tra i 17 pezzi che sono certo vi incanteranno troverete anche un'audace Bocca di rosa fatta a mille all'ora. Qualcuno forse storcerà il naso, non tutti gradiranno questa personalissima versione di De André. Riconosco che è molto particolare ma, apprezzatela per il coraggio e la grande capacità vocale e musicale dimostrati da chi la esegue. Se vi capitasse la possibilità di vederli dal vivo, non perdetela. Sono straordinari:

venerdì 17 dicembre 2010

Valerio Scanu: Parto da qui... (reprise)

Parte precedente... fai click!!


Continuiamo con la recensione del contenuto di Parto da qui, l'ultimo sublime lavoro di Valerio Scanu. Sublime nel senso di sublimazione, ovvero, la transizione di fase di un elemento o composto chimico dallo stato solido allo stato gassoso, senza passare per lo stato liquido. Infatti, proprio come un gas che si perde nell'atmosfera, alla fine dell'ascolto non rimane nulla, eccetto un lieve malessere al colon.

Traccia 1 Libero: la solita canzoncina orecchiabile con intro pianistico e base ritmica accattivante ma priva di qualsiasi originalità. Pezzo deludente fin dall'inizio. Ancor più deludente perché l'arpeggio iniziale, per qualche secondo, richiama i grandi pezzi ariosi degli anni '70, tanto da pensare "vuoi vedere che stavolta..." invece, niente. Tutto il resto del brano è un continuo ripetersi senza cambi di marcia. Concetto che viene elaborato in maniera piuttosto banale e, se fosse stato più sintetico, poteva partorire una canzoncina di una trentina di secondi. Già dalla prima traccia vediamo l'abuso di rime  gigidalessiane: sole/cuore, strani/mani/domani, tristi/imprevisti, stelle/pelle. Convengo che è difficile parlare di libertà,  è sempre un intento meritorio, però, se dobbiamo ridurre tutto ad un senso di irresponsabilità, riassunto nel "non pensare troppo a cosa sarà domani" o credere che la libertà sia solo "sbagliare treni, fermate, stazioni"... tanto valeva scrivere un canzone sulla figa per tutti. Detto questo la canzone non fa così schifo e salvo una frase bellissima: libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato. Non ci avrete mica creduto, vero?

Traccia 2 L'amore cambia: solita base musicale che non è né carne né pesce, un mediocre R' n b' che punta tutto al meramente commerciale più che ad una vera ricerca stilistica. Se l'intento era proporre un vero R' n b' è un bel fallimento, il risultato si riduce alla classica canzonetta orecchiabile, che probabilmente in primavera farà sculettare tante adolescenti, nulla di più. Il testo parla di amore (eccheppalle!!!). Rispetto alle solite struggenti canzoni dove mi sveglio il sole c'è perchè ci sei te, lei non c'è più, lui non mi ama più, Scanu cerca di sondare la psicologia dell'amore, per vedere se questo potentissimo sentimento è in grado di far maturare, crescere una persona. Cito:

Sarò qui nascosto ad aspettare chi mi scoprirà, 
troppo curioso di vedere se è proprio vero che l'amore cambia. 

L'intento meritorio di fornire un nuovo punto di vista sull'argomento ammmore, si perde miseramente in una riflessione tanto stupida quanto banale. Anche un lavandino è conscio del fatto che l'amore cambia. L'innamoramento e la fine di un amore, se il tuo cuore non è della stessa materia degli hamburger di McDonald, ti cambiano. Lo sanno tutti!!! Andiamo oltre. Tranquillizzo il lettore: nei prossimi brani non c'è una canzone dal titolo "L'acqua troppo calda scotta"... anche se c'è mancato veramente poco. Dimenticavo la chicca più fulgida di tutta la canzone. Visto che il pezzo non era già abbastanza diversamente brutto, ecco  il grammaticidio: 

io resto fermo
non mi metto fretta
tanto so che un giorno
io ti troverei.


Capisco le eventuali difficoltà con il congiuntivo ma porc' qui viene espressa la certezza che in un futuro ti troverò!! Dopo tutte le castronerie grammaticali del primo album, eccone di nuove. Qui le cose sono due: o i parolai in questione sono incapaci oppure sono pigri e sicuri che l'ascoltatore medio di Scanu tanto non se ne accorge. Propendo per entrambe le ipotesi.

Traccia 3 Mio: mi gioco subito il carico. Questa è la canzone più brutta di tutto lo Scanupertorio. Una cagata di proporzioni epiche. Nell'anno domini 4190, secondo me, ci sarà ancora gente che prenderà per il culo i nipoti di Scanu... ma tu sei parente di quello lì che... ahahahahhah!!!
E'mmmmioooo nella versione camicia.
Questa canzone mi fa venire in mente quelle orribili camicie patchwork che possono essere brutte oltre ogni immaginazione. L'impressione è proprio di aver riciclato pezzi di diversi brani. La produzione avrà pensato: tanto ci infiliamo il ritornello a squarciagola, tutti osanneranno le doti vocali di Valerio e nessuno penserà alla merda di canzone. 
L'intro pianoforteggia con la vocina leggera di Scanu che poi irrompe, quasi sguaiata, nel ritornello E'MMMMMIOOOOOOOOOO! Il testo è un'accozzaglia pletorica di immagini naturalistiche con la strausata e scartavetrante metafora dell'ammmore/magico fenomeno naturale. Come evitare la citazione della prima strofa?

E mi stravolgi il sole
Mi soffochi le nuvole
e mi sporchi il cielo
Mani piene di colore
Che facce fa l’amore
Mi prendi a calci
i sogni e il cuore
Bocca piena di parole...

A volte viene da chiedermi cosa pensino dell'amore tutti questi scribacchini da jukebox.  Ma avranno davvero un'idea così banale e banalizzante di questo sentimento? Se la sostanza dell'amore per loro è così slavata, rischiano di innamorarsi perdutamente di una cotoletta. Sono evidentemente canzoni scritte per far numero. Sono tutti parolai che per contratto devono scrivere  X testi al mese e allora tengono buono proprio tutto. Se già l'intro ha gli stessi effetti di una contaminazione da tifo petecchiale, aspettate di leggere il ritornello...

E' Mio
Solamente mio
il ricordo e l’emozione
Della neve che vien giù fuori stagione
Della pioggia d’estate

Prendete un album a caso dei cantanti gonfiabili di Amici e Xfactor, troverete la classica canzone universale come questa. Quando si deve riempire un cd e manca un pezzo, c'è sempre quello con le metafore prese dalla natura, poi quando il parolaio è proprio alle cozze tira fuori dal sacco le becere strofe con i soliti paradossi della neve fuori stagione. Dico io, invece di raschiare il fondo del bidone, scrivendo le solite minchiate... copiate. Ecchecazzo, se non avete più idee e volete per forza fare metafore sulla natura, aprite il Canzoniere di Petrarca... di spunti ce ne sono a iosa! Che poi si possono ancora fare quadretti naturalistici di gran classe. Fossati ne Il bacio sulla bocca ne è un esempio: Mi vedi pulito pettinato / ho proprio l'aria di un campo rifiorito / e tu sei il genio scaltro della bellezza / che il tempo non sfiora .

Traccia 4 Non c'è più: un pezzo che trasuda originalità. Indovinate di cosa si parla? L'ammmmore finito. Però, lo si fa in modo molto elegante, con argute e fantasmagoriche riflessioni filosofiche. Un pezzo profondissimo, difficile, per alcuni aspetti insondabile, non si capisce se questo amaro malessere è nei confronti della vita in generale o di qualcosa in particolare. Tutto rimane indeterminato e per questo vibrante. Il buon Valerio avrebbe potuto banalmente cantare:

non c’è più piacere
non c’è più
dolore
non c’è più amore, amore

Invece, con un'intimissima meditazione personale, canta:

non c’è più piacere
non c’è più
dolore
non c’è più amore, amore

Direte eccheccazzo, è uguale!! E' vero ne convengo, ma almeno non ci sono errori grammaticali. Anche perché, quando cerca di dare spessore ai versi escono delle caleidoscopiche filastrocche come questa:

... piovono ricordi come gatti
e cani in Inghilterra
tutti giù per terra giro girotondo
casca il mondo e anche noi due senza più...

Giuro che non ho aggiunto nulla. E' tutta farina del suo sacco, io certe stronzate non riuscirei a scriverle senza additivi lisergici. C'è anche un accennato sgrammaticidio:

sarà che essere sinceri ha il prezzo da pagare che si resta soli

Vi risparmio il finale. Anzi no:

... nella nostra differenza
c’è una somiglianza la diversità.
Sarà che ieri era un futuro e oggi è già passato domani chi lo sa...

Caro Valerio, trovo che tu sia un po' confuso sui tempi e modi verbali. Nel caso "La nuova Grammatica della lingua italiana" di Dardano e Trifone potrebbe correre in tuo soccorso. Ah, però non aspettare che esca il film, mi raccomando. Due riflessioni finali. Sono d'accordo che a volte la sincerità si paga con la solitudine (oh toh! Si poteva scriverlo senza uccidere la grammatica), però, dipende anche cosa si dice. Se vado dal mio ammmore a dirle che mi sono scopato tutto l'ufficio, il discorso perde un po' valore... che ne dite?
Riguardo al discorso iniziale del

sarà che accanto al nome mio c’è l’aggettivo stronzo e non si leva più"

(eh sì, perchè il pezzo ha questo fortissimo spirito autocritico), diciamolo senza remore... se l'hai lasciata dedicandole una canzone così di merda... sei uno stronzo gigantesco.
    Traccia 5 Ci credo ancora: un pasticciere d'alta scuola la chiamerebbe così: tortina di merda con cuore caldo di diarrea alle mandorle e guarnizioni con velo di cannella. Qualche commento letto online parla di sperimentazioni musicale. Non è che una palpatina di tette al reggae significa sperimentazione. Il testo, in questi tempi di crisi, è un'esortazione ad andare avanti o forse no. Ad essere sinceri non è che si intuisce molto cosa voglia dire. Forse hanno capito che invece di scrivere una palese minchiata è meglio rimanere nell'indeterminato? Tanto qualche critico marchettaro che scriverà "testo di ermetica intensità" lo si trova a buon prezzo. Tutto sommato il pezzo si fa ascoltare... il reggae anche quando fa cagare, ricorda sempre l'estate e, dunque, mette un po' di allegria... specialmente con questo freddo dicembrino.

    mercoledì 15 dicembre 2010

    Valerio Scanu: parto da qui. Vabbè, ciao... non disturbarti a tornare!

    Dopo il post sulla banalità degli album dei giovani dei talentsciò, riassumibile nell'equazione faccione più font glitterato/aggressivo/elegante/finto rovinato et voilà! il cd è fatto, come promesso... ecco la recensione dell'ultimo lavoro di Scanu.

    Per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande!
    Qualche giorno fa, la mia cara amica Federica mi ha informato dell'uscita dell'ultimo album di Scanu, richiedendomi caldamente una recensione, come è stato fatto per il primo ciddì. Per la precisione devo dire che Federica, per chiedermi una cosa simile, mi odia. Gli amici continuano a dire che è per via del fatto che l'ho sedotta, ingravidata e abbandonata. Per me è solo rancorosa e vendicativa. Alla fine ho deciso di accontentare la sua richiesta, magari ci scappa un'altra notte di sesso furioso. Sabato 4 dicembre mi sono recato in un negozietto, per toccare con mano il nuovo oggetto dei desideri. Sulle prime sono rimasto un po' perplesso. La mia perplessità, poi diventata delusione, riguarda la foto della copertina. Dovete sapere che io porto gli occhiali, appena entrato nel negozio sopracitato, per il freddo le lenti si sono appannate. Intravedendo la cover del cd, ho pensato che Valerio avesse finalmente deciso di darsi ad altre attività. Leggere il titolo "Parto da qui", e vederlo nella foto con un pennello in mano mi ha fatto ben sperare. Toh! Ha deciso di smettere con lo showbiz per intraprendere la strada dell'imbianchino. Invece no. Quello che stringe in mano non è un pennello ma un microfono fescion. Considerando come galoppa la disoccupazione giovanile, possiamo ancora sperare che resti un cantante disoccupato. Passato dallo stato di perplessità a quello di sgomento e delusione, sento delle giovincelle nelle vicinanze che parlano del cd in questione. Una delle due adolescenti, stringendosi il cd al petto, esclama che quello è sicuramente l'album della maturità.  L'altra annuisce dicendo che la barba non gli sta molto bene, ma almeno gli copre i brufoli. Non ci crederete ma ho condiviso il pensiero della prima, quella che parlava di album della maturità. Altro non fosse per l'iter: album d'esordio (orribile), a seguire quello della maturità e,  con un atto magnanimo gli concediamo quello della vecchiaia. Però, poi basta. Parafrasando una celebre frase attribuita a Voltaire, direi che disapprovo quello che fai, ma a tutto c'è un limite. Incuriosito dalle riflessioni delle due ragazzuole, le ho pedinate per un po' fingendo indifferenza. Una aveva un bel culo ma ero attratto dalle loro parole. Fermatesi vicino alla corsia dei bestsellers, hanno continuato la loro discussione su cose che francamente non ho ben capito. Poi si sono salutate ricordandosi, appena tornate a casa, di cliccare su un qualche sitoweb per mandare Scanu in testa. Temo che ci estingueremo per colpa di una classifica online.

    Veniamo al disco. Al primo ascolto sono rimasto stupito. E' stupefacente verificare come sia possibile pubblicare un ciddì senza uno straccio di idea o la parvenza di qualcosa di lontanamente originale. La maggior parte delle canzonisgarzoline richiamano alla testa qualcosa di già ascoltato. Se non fosse per la lobotomizzazione talentscioistica dell'italiano medio, un cantante che presentasse canzoni simili sarebbe già stato coperto di fischi, scaracchi e bicellate nelle orecchie. I più sadici gli avrebbero tirato anche i peli del naso. E' un album pensato per essere piacione e vendere, senza la benché minima attenzione alla novità o alla qualità. Per dirne una, con la mia dolce metà lo abbiamo ascoltato in macchina, facendo un gioco. Il divertimento consisteva nel cercare di azzeccare le parole del testo. Vi garantisco che è un gioco da bambini, tanta è la banalità delle parole. Provate anche voi, però vi avviso che già alla terza traccia, causa la facilità del gioco, si perde un po' di entusiasmo. Se proprio si vuole salvare qualcosa... che dire? E' un album che potrebbe avere una grande funzione sociale. Se Tremonti, invece di tagliare a cazzo sull'istruzione, mettesse una tassa sui cd che contengono rime banali (amore-cuore-dolore-colore, strani-mani-domani, ecc...), solo con l'album in questione ripianerebbe buona parte del debito pubblico. In effetti, un altro risvolto sociale c'è: con tutti gli errori grammaticali accumulati tra primo e secondo album, senza sorvolare sulla banalità dei contenuti, ci si rende conto che invece di tagliare fondi all'istruzione, ci sarebbe da aumentarli almeno del doppio. Anche se,  con i parolai che hanno scritto queste canzoni, probabilmente stiamo parlando di hopeless cases. Devo essere onesto: questo album è sicuramente meglio del precedente. Devo essere di nuovo onesto: ci voleva veramente poco, bastava registrare lo stridore di un'unghia sulla lavagna.

    Non cincischiamo e passiamo all'ascolto delle undici tracce. Anzi no... per oggi basta così. Vi aspetto nei prossimi giorni... magari già domani... chissà.

    Facciamo che ci salutiamo con i titoli delle tracce di questo cd di spessore. Così di spessore che io l'ho trovato utilissimo per far smettere di ballare il tavolo della sala. Finiamola qui, ecco i titoli:

    1. Libero
    2. L'amore cambia
    3. Mio
    4. Non C'è Più
    5. Ci credo ancora
    6. Aria colorata
    7. Chances
    8. Il cuore non mente mai
    9. La mia coperta sul cuore
    10. If i was made for you
    11. Parto da qui



    giovedì 9 dicembre 2010

    In principio era Scanu, ovvero della banalità.

    In questi giorni sono stato preso alla gola da due notizie sconvolgenti. La prima riguarda l'uscita del nuovo album di Scanu (no, purtroppo non parlo di quello delle figurine); la seconda, invece, è l'iscrizione del nostro all'Università. Sulla seconda ammetto che ho dedicato un applauso a Scanu: due occhioni languidi e dei capelli vaporosi dedicati alla facoltà di medicina, sono degni della massima stima. Invece no. Frequenterebbe una fantomatica Facoltà di Lettere ad indirizzo musicale. L'idea iniziale di questo post, per forza di cose, è mutata radicalmente. Dunque:

    AVVISO PER I LETTORI. In principio era un post unico. Volevo recensire il nuovo lavoro di Scanu ma c'è tantarrobba e ho dovuto dividere il lavoro in due scritti differenti. Il primo, che è quello che stai leggendo, sono riflessioni filosofico-artistiche senza la benché minima qualità (visto l'argomento era impossibile fare altro), che esulano dallo Scanupensiero e si concentrano sul piattume della musica "ad dolescente", un po' come le leggi ad personam. Nel secondo troverete un'analisi sociostoricopoetica dei brani del nostro paladino. Proseguiamo con il primo post.

    Passato il ciclone Scanu, che si è risolto come una scorreggetta in una tempesta, le previsioni future ci mettono in guardia dall'uragano Nathalie. In questi giorni mi sono dovuto difendere anche da quello Scarrone. Mi faccio una domanda, alla quale spero voi siate in grado di rispondere: è possibile che ogni anno da 'sti cazzo di talentsciò debba uscire il nuovo talento della musica italiana? Siamo veramente il paese con la più alta concentrazione di fantastici cantanti al mondo? La butto lì: è così strampalato pensare che la preparazione musicale media degli italiani sia così mediocre da far vedere talenti ovunque? Quest'anno, grazie alla presenza di Elio, ho visto qualche puntata di X-Factor. La mia impressione è che questi nuovi fenomeni risaltino in maniera così fulgida solo per la pochezza degli altri concorrenti. Se mi mettessi a giocare a pallone con dei bambini di sei anni, secondo voi mi comprerebbe il Barcellona? Se dovessi pranzare con frittata di mosche o formaggio ammuffito non è che quest'ultimo diventerebbe Camembert.

    Devo però spezzare una lancia (lo farei volentieri sulla schiena di Nevruz) a favore di questi talentsciò. Alcuni miei alunni, grazie a questi programmi, hanno scoperto le "vecchie" canzoni. Con il risultato di preferire gli originali ai doppioni cartonati che passano in tv. Alla fine possiamo almeno salvarne l'aspetto divulgativo.

    Andiamo un po' nello specifico. Il nuovo album di Scanu (che ho ascoltato più volte ma che commenterò  approfonditamente nei prossimi giorni) scodinzola  nella nuova vena della creatività musicale italiana. Se prima creatività voleva dire sperimentare e proporre nuovi stimoli al pubblico, ora creare significa individuare lo stimolo al quale risponde il pubblico e sfruttalo al massimo. Un concezione piuttosto pavloviana. Questo aspetto lo si può notare già visivamente. Gli over trenta come me (sigh!!) ricorderanno che musica, arte e moda hanno innescato un fermento creativo pazzesco negli anni passati. Avranno ancora vive negli occhi le magiche copertine di alcuni LP. Entrare in un negozio di dischi, era di per sé un'esperienza visiva pazzesca. Le copertine esplodevano come fiori in primavera. Un disco oltre all'impegno musicale, portava quello fotografico, a volte pittorico. Non é un caso che grandi artisti figurativi abbiano contribuito alle fortune di molti dischi. Spesso le copertine erano una sorta di riflesso del contenuto musicale. Non nego che alcuni dischi li ho comprati per il grande impatto visivo della copertina, senza neppure conoscere il musicista in questione ma, raramente, ne sono rimasto deluso.

    Oggi invece che succede? Oltre al piattume contenuto nel supporto (magari più tardi, se ho voglia e tempo ne parliamo), la banalità rimbalza già dalla copertina. Qualche esempio?


    Ecco una originale foto in bianco e nero della Amoroso per l'album "Senza Nuvole" e, aggiungerei  nemmeno fantasia. Primo piano intenso a sottolineare gli occhioni da cerbiatta. Foto piuttosto modaiola, più improntata alla vendita di un mascara o di un bijoux, che di un album musicale.


    Ecco un'altra originale foto, questa volta a colori, della Amoroso. Primo piano secco per far risaltare gli occhioni da cerbiatta. Ops, non è l'Amoroso ma la Errore con "Ragazza, occhi, cielo". Magari all'interno del cd ci sarà dato sapere se le definizioni del titolo sono Verticali o Orizzontali. Probabile che le due copertine siano state fatte insieme... in questi tempi di crisi avranno fatto un forfait, speriamo almeno sia stata rilasciata fattura...


    Segue Emma con una copertina che se non é un inno all'originalità, almeno è differente. Mentre le due precedenti sembrano uscite da una serata dialogica con Schopenauer, ecco una bella copertina colorata alla Barbie Girl. Lei ha un bel sorriso sornione e io so perché. Leggete il titolo dell'album. Emma s'è fregata le nuvole della Amoroso!!

    Andiamo oltre, passiamo ai maschietti.


    Ecco qui una bella foto di Marco Carta in versione Gieims Diin. Date un occhio qui per la recensione dell'album in questione. Anche se credibile come una banconota da sette euro questa foto risulta la più originale del gruppo. Difficile crederlo vero?


    Proseguiamo con la mia preferita: un Carone d'annata. Sguardo un po' da pesce lesso. Secondo me questo scatto è figlio di una scelta fatta da un'equipe ubriaca. Dovrebbe essere una foto del periodo interlocutorio-meditativo. La sua speculazione filosofica cerca di rispondere ad una domanda cosmica: come cazzo è possibile che ci sia gente che mi permette di incidere dischi? Ma soprattutto com'è che qualcuno li compra? Non c'è da stupirsi se le sue composizioni conducano a filosofi intimisti come Kierkergaard, in lotta contro il mondo che è sinonimo di superficialità e conformismo, dal quale sarebbe meglio fuggire. Più che Carone sembra Caronte.


    Ripropongo un altro scatto di Carta. Tutto bello bianco e patinato, con un filo di barba che contrasta con  la purezza del resto della foto. Dice che mi rincontrerà. Non preoccuparti, non è necessario... ti chiamo io. Un'analisi della poetica cartiana fa capire quanto questo pensatore moderno dipenda da Schopenhauer. Per il filosofo tedesco l'amore è una forza che travolge qualsiasi cosa. La vera finalità di tutto è riassumibile nella  continuazione della specie. Per sintetizzare il tutto: non c'è differenza tra un toro da monta e la profondità dei versi cartiani.


    L'esatto contrario della foto precedente. Satanasso di un fotografo!! Una ne pensi e una ne fai... Dove prima era tutto bianco e angelico con un viso un po' bricconcello, ora è tutto scuro e diabolico, con uno Scanu bello liscio e rasato con i ricci fluenti a incorniciare il visino da putto. Notato l'originalità? Titoletto in rosso che recita "Sentimento". Vista la posizione era più adatto "Reggi mento".


    La verità storica però, ineludibile in quanto verità, impone di dire che Scanu e Carta sono discepoli di Dennis. La differenza sostanziale tra i due precedenti è che l'antesignano di questo genere di posa preferisce sdraiarsi sull'altro lato. Devo capire se questo cambio di posizione sia una metafora politica o solo un escamotage per  nascondere una gobba o una scoliosi. Boh?! Inutile qualsiasi commento al disco in questione, perché il tempo è stato galantuomo e nemmeno Dennis se lo ricorda più. Andiamo oltre.


    Con Napolitano, che non è il nipote del Presidente della Repubblica, sembra che dopo la fase "immagine spiaggiata" si stia percorrendo il nuovo filone "foto segnaletica". Originalissimo l'ossimoro fotografico della foto che, mai come in questo caso, dona un senso di plastica staticità. Sembra infatti che il buon Luca abbia l'occhio stranito e sorpreso, come se le gambe fossero diventate due tronchi di rovere, mentre il produttore del cd gli sussurra: "Minchia l'album si intitola VAI e tu sei lì come un chiodo piantato in una tavola di legno!!".

    Dopo tutte le critiche fatte, un apprezzamento. Forse apprezzamento è troppo. Diciamo che mi trovo concorde sul fatto di mettere i faccioni di questi ragazzotti-pupazzotti in primo piano. In effetti, nella civiltà dell'immagine se a nomi semisconosciuti come i loro non si affiancasse la fotonatesserartistica è probabile che nessuno o, perlomeno, molto pochi li riconoscerebbero.

    La visione di tutte queste copertine e l'ascolto di alcuni di questi ciddì, mi hanno riportato alla mente le parole di Schelling: l'esistenza è un processo a varie fasi che ha un suo scopo preciso. Se qualcuno fosse a conoscenza dello scopo preciso delle persone sopraccitate, faccia un fischio.

    Qualcuno di voi si starà chiedendo chi me lo fa fare. Io una risposta ce l'ho. Soffro di una rarissima sindrome, quella del gatto spiaccicato (ringrazio la dottoressa Lia che ha scoperto la mia patologia... fa anche rima). Vi spiegherò di che si tratta in un post seguente.

    Mi sembra ottimistico concludere con questa foto... chissà mai che qualcuno scivoli sulla buccia. Se leggendo non siete diventati dislessici... qui c'è la recensione dell'ultimo lavoro di Scanu.

    mercoledì 3 novembre 2010

    Il declino del giornalismo italiano.

    E' da molto che sostengo che buona parte del giornalismo italiano potrebbe essere buttato nella spazzatura, nella speranza che il riciclo porti ad un prodotto migliore. Quando un giornalista dice una cosa assennata, si rimane allibiti. Quando si raggiunge questo punto, significa che il limite è stato superato. Oggi sul Corriere ho letto un articolo dal titolo Il sesso allunga la vita dei maschi (fedeli).

    E' un altro chiaro esempio di giornalismo imbratta pagine. Non serve essere dei geni per capire che, gli studi fatti dalla Società italiana di andrologia e medicina della sessualità, sono una minchiata colossale. Mi sono lussato la mandibola dal ridere leggendo questo articolo. Mi sconforta pensare che questi ricercatori hanno impiegato mesi della loro vita per arrivare a questo risultato. Senza studi e/o ricerche di settore, posso sbugiardare questo studio con una semplice osservazione: se il sesso allungasse davvero la vita dei maschi fedeli come si potrebbe spiegare Berlusconi?



    sabato 18 settembre 2010

    Pensiero strano del 18 settembre

    Ci sono giorni che mi impongo di pensare a qualcosa di strano. Lo faccio specialmente nei giorni di pioggia, come oggi. E' un pensiero che riguarda la capacità di giudicare il bene e il male, dunque di comportarsi di conseguenza. Però è difficile poterlo fare. Potremmo aiutarci con la psicologia del comportamento, provando a leggere i micromovimenti del corpo che conducono a tensioni, timori e quant'altro. Sarebbe comunque solo un aiuto perché non è una scienza esatta. Il nostro corpo è definito come una macchina perfetta, il mio non lo è di sicuro: sono miope, ho la sinusite cronica e soffro di una tendinite fastidiosissima. Che poi la perfezione esiste solo se legata a ad uno scopo. Un aspirapolvere (ho scoperto oggi che è un sostantivo maschile!) è una macchina (quasi) perfetta per fare le pulizie; l'automobile è una macchina (quasi) perfetta per farti spostare velocemente da un posto all'altro. Il corpo umano è perfetto per cosa? Dovendosi adattare a fare millemila cose, è adatto a tutto ma perfetto per niente. Forse, per paradosso, è perfetto perché capace di adattarsi a tante (troppe) cose. Nemmeno questa affermazione è vera. Ci sono un centinaio di cose che il corpo umano non può fare.

    In giornate di pioggia come questa, vado su Ondarock leggo un paio di recensioni a caso e scarico un cd da ascoltare. Oggi mi ha colpito Plans dei Death Cab For Cutie. La copertina è fantastica e anche i titoli sono interessanti, evocativi direi. Su tutti Different names for the same thing e Your heart is an empty room.
    Sempre seguendo la logica del pensiero strano, sono arrivato ad una domanda. Cosa modificheresti del tuo corpo? No, non intendo sotto il lato estetico. Ho la fortuna, citando Zoolander, di essere bello bello in modo imbarazzante. Pensavo ad una qualità del corpo. Dopo ore e ore di riflessione, ma che dico ore, minuti e minuti, la risposta è che mi piacerebbe avere la possibilità di guardare le persone con occhi diversi, diversi tra loro. Con l'occhio destro vorrei avere la capacità di vedere solo le cose buone, con l'occhio sinistro solo le cose cattive. Sarebbe una sorta di specializzazione utile, forse no. Ora come ora entrambi gli occhi percepiscono tutto, spesso in modo troppo confusionario. Chiudo un occhio e vedo il bene, con l'altro il male. Sarebbe più facile giudicare, eviteremmo quei processi di autoinganno dovuti all'abitudine. O forse, com'è più probabile, continueremmo ad ingannarci. Alla fine forse è più che sufficiente tenere gli occhi ben aperti.

    Ah, se vi capita ascoltate i Death Cab For Cuties...

    venerdì 25 giugno 2010

    Fuochi d'artificio (at the Royal Villa of Monza)

    Il titolo del post non ha nulla a che vedere con la prestazione dell'Italia contro la Slovacchia. Non mi va di parlare di calcio, di un gioco che, a colpi di miliardi, ha perso il suo aspetto ludico e di divertimento. Mi piacerebbe solo che il prossimo mondiale sia giocato da 11 italiani a caso, contro 11 sconosciuti di altre nazionalità. Ora si parla di  responsabilità e processi. Fossi in Lippi mi candiderei al PdL e invocherei il legittimo impedimento (Brancher docet). Chiudo e passo oltre.

    Ieri sono andato a vedere i fuochi a Villa Reale. Alle 19.30 eravamo, io e lei, seduti nel parco con le nostre copertine, i nostri panini al prosciutto e tanto ammmore negli occhi. Ci siamo guardati un po' intorno, studiando i vari esempi di umanità varia e, verso le 21.45 lo spettacolo è iniziato. Piccola parentesi: quanto sarebbe stato bello se sul prato, durante l'attesa, non ci avessero ammorbato con il classico speaker-dj che deve per forza farti divertire? Siete un pubblico meraviglioso! Cantiamo tutti insieme!! Ho provato tenerezza per quei poveri illusi che, dopo una giornata di lavoro, pensavano di godersi un paio d'ore prima dei fuochi leggendo un libro. Vabbé!

    Spettacolo molto bello. Per chi non lo sapesse è composto da musiche e fuochi d'artificio in sincrono. Molto bello ed emozionante. Un attimo di tensione dopo il primo pezzo quando, i soliti selvaggi, resisi conto che dalla loro posizione vedevano male, hanno deciso di spostarsi, invadendo la zona transennata per motivi di sicurezza. Siamo ai livelli che non basta la transenna, è necessario mettere una didascalia: "Questa transenna è stata posta qui, perché da questo punto in poi, per motivi di sicurezza, non si può sostare". Ho dei seri dubbi che anche questo non basterebbe. Per i selvaggi servirebbero transenne elettriche o, più semplicemente, una matita per disegnargli un cervello.

    Torniamo allo spettacolo. Mentre i fuochi esplodevano in aria sulle musiche dei Pink Floyd, io mi sono voltato a guardare il mare di gente dietro me. Tutti naso per aria, con i volti che cambiavano colore: rosso, verde, blù, arancione, oro. Gli occhi spalancati e sulle lenti degli occhiali potevo vedere i fuochi in miniatura. Per un attimo ho pensato a cosa sarebbe il mondo se tutti, invece di seguire i propri interessi personali, si concentrassero sui valori collettivi. Quella folla dietro me, tutta concentrata su quello che stava accadendo in cielo, sembrava così pura, così umana e così felice, che avrebbe meritato di morire in quel momento. Mi sono sentito parte di un tutto ed ho pensato che, forse, nel profondo di ognuno di noi c'è una scintilla di speranza.

    Poi i fuochi sono finiti e mi sono ritrovato a calpestare bicchieri, bottiglie, piattini e cartacce varie abbandonati sul prato. La scintilla di speranza è andata persa in mezzo a tutta quella spazzatura.

    lunedì 7 giugno 2010

    "Il cuore muove" di Marco Carta: un cd contro la stitichezza...

    L'altra sera, su Italia 1, è andato in onda il Wind Music Awards che, a guardare bene, è stato un nuovo traino pubblicitario alla De Filippi's Factory. C'era il premio per il disco di platino, quello per il cantante con il chitarrista più alto, un altro per il cantante più famoso di Sardegna, uno per il vocalist più bravo che ha un amico che si chiama Luigi, ecc... ecc... Insomma, un premio non si nega a nessuno. Io, nei prossimi giorni, vincerò quello per il blogger più letto del mio pianerottolo. Con grande gioia e stupore ho rivisto anche Marco Carta che, non riesco a capacitarmene, è la chiave di ricerca più utilizzata di questo blog. Le ultime notizie a riguardo mi dicevano che frequentasse l'Università della Terza Età di Oristano per laurearsi come palombaro ciclista. A dire il vero sono rimasto basito guardando la sua mise audace, ancorché eclettica. Osservate voi stessi dalla foto che segue:


    Purtroppo la qualità è quel che è, però vi invito a cercare il video su iutubbo. Brevissima descrizione per chi non avesse voglia o tempo di cercarlo: pantalone nero oltremodo lungo, sneaker chiara, giacca da frac con sotto una bella canotta nera scollata. Non so voi, ma io appena l'ho visto ero convintissimo che fosse lì per una cover del "Vecchio frac" di Modugno; per fortuna ci ha evitato il massacro di un pezzo mitico, limitandosi a proporre un estratto dal suo ultimo lavoro. Il tizio, alla destra nella foto, materializza tutta la sua perplessità con un punto di domanda sulla maglia. Punto di domanda che urla "Ma questo come cazzo si è vestito?". Lo stile di Marco Carta è un mix di vari stili. La mia teoria è che sia entrato in un camerino al buio e abbia scelto, gli abiti e gli accessori, seguendo un'accuratissima cernita "alla cazzo".


    Sembra una pantomima di Charlot che imita Manolo il torero in versione new-romantic anni '80. Insomma, per farla breve, un abbigliamento così assurdo non ce l'ha proposto nemmeno Boy George nel suo periodo d'oro. Non tergiversiamo, il detto dice "Carta canta" e io, credo di non essere l'unico, aggiungo un laconico "purtroppo".

    Con i miei potenti mezzi, nei giorni seguenti, sono riuscito ad entrare in possesso di "Il cuore muove".  Ho provato a scaricarlo con emule ma il software si è rifiutato e, alla fine, sono riuscito a farmelo prestare. Non c'è che dire, è proprio un bel cd. Perfetto, essenziale, preciso, bello rotondo che sembra fatto da Giotto, poi ho avuto la malsana idea di metterlo nel lettore e premere play.

    Siccome ho già parlato male del cd di Valerio Scanu, fugo il campo da ogni dubbio: sì, a me i reality, specialmente quelli pseudo artistici, fanno schifo. Detesto chi li organizza perché prostituisce l'arte e ho pena per chi vi partecipa, ma sono abbastanza equilibrato per riconoscere eventuali talenti, come faccio per Marco Mengoni qui.

    Dunque se avete comprato il cd di Carta, mi auguro che il vostro gestore telefonico, da qui al 2050, vi raddoppi le ricariche per premiarvi del vostro sacrificio; se ancora non lo avete acquistato... perseverate!!

     
    La copertina ci presenta il nostro eroe in versione Gieims Diin ma, l'ombra di un sorriso appena abbozzato, lascia intuire che nemmeno lui si sente credibile nei panni del bello e tenebroso, a cavallo della motocicletta. Veniamo alla musica. Il cd offre 11 tracks ed io, ci tengo a ribadirlo, le ho ascoltate tutte! I titoli:

    Il cuore muove
    Quello che dai
    Come pioggia d’estate
    Un motivo per restare
    Non è cosi
    Dare per amare
    Niente più di me
    L’amore non dimentica
    Il paradiso è quì
    Un libro senza pagine
    Sempre


    Cosa dire? E' un lavoro di circa 40 minuti e la sensazione, per tutta la durata dell'album, è di avere un piccolo gnometto falegname nelle mutande che, con dovizia e cura nonché passione per i particolari, per i primi venti minuti ti scartavetra lo scroto con una carta a grana 80, per poi rifinire il tutto con un'abrasiva 1200-1500 per lasciare tutto liscio liscio. La tematica trainante di tutto è l'ammmore nel suo aspetto più banale e immediato, con un tappeto musicale tendente, in modo quasi parossistico, all'international pop luccicoso.

    La prima traccia "Il cuore muove", esula dalla tematica mielosa amorosa e porta una ventata di ottimismo. A proposito il nostro piccolo granatiere sardo spiega: “mi ritrovo con i miei fallimenti prima della partecipazione ad Amici e le gioie dopo la vittoria”. Una veloce sintesi personale:

    "puoi sentirti come un naufrago sonnambulo, 
    come un pugile in un angolo"
    ma se avrai abbastanza culo
    da incontrare la De Filippi che
    decide di fare di te freak, una popstar
    "la vita cambia giro e tutto il gelo se ne va
    e ritorna quel respiro che solo amando puoi sentire".

    Riconosco che l'album ha sound pop da vendere, fin troppo, tanto che l'ascolto delle undici tracce di seguito, una dietro l'altra, diventa un'impresa noiosa. Comunque, archiviamo la prima traccia come inno all'ottimismo ma, prima di passare alla seconda, non posso esimermi dal citare il ritornello composto da una serie di figure pseudo-poetiche di una banalità inverosimile, giudicate voi:

    "Come un soffio di aria pura,
    come un vento di primavera,
    come un onda che trascina via le mie paure
    come terra in mare aperto
    o sorgente nel deserto
    come applauso in un concerto che il cuore muove".

    Mancano riferimenti alla stella polare e al tramonto sulla spiaggia d'estate e sarebbe stato un quadretto completo. Se le canzoni di Scanu, sono adattissime ai film di Moccia, i ritornelli di Carta potrebbero finire nei cori da stadio. Vabbè, traccia due.

    "Quello che dai". Da qui in poi ho notato una certa impostazione stridul-graffiante della voce, che porta a quell'effetto strillone di inizio novecento con conseguente smerigliatura di maroni. Praticamente, a livello tematico, è il sequel de "Il cuore muove". Se nel primo, il nostro eroe mitologico, nonostante lo sconforto dei fallimenti riesce a sfondare; qui si fa paladino delle cause depresse altrui e sprona gli altri a non abbattersi. L'inizio è chiaro:

    "Avevi già tutto lì
    nelle tue mani
    era giusto così.
    Lì per te, solo che non vedevi.
    Non è facile perchè tu lo sai,
    hai sciupato tutto quello che hai.
    Ma ora devi alzarti, farlo per te
    e volare ancora in alto tu puoi".

    Encomiabile negli intenti ma, a livello psicologico, se dopo un fallimento arriva Marco Carta a spronarti cantando:

    "Ma è la tua vita che è lì che
    ti aspetta che batte
    e anche quando ti sembra imperfetta
    vedrai, è come un treno da prendere in fretta
    ma puoi, apri il tuo cuore e
    avrai sempre indietro tutto quel che hai".

    Quali possono essere le conseguenze? Essenzialmente due. La prima ti porterebbe a pensare "Se ce l'ha fatta uno con sta faccia, io posso andare a nuoto sulla luna", oppure, il passo alternativo potrebbe essere il suicidio. Comprensibile. Un mondo dove Emilio Fede è direttore di telegiornale e Marco Carta un cantante di successo, citando Carotone, è un mondo difficile. 
    La traccia tre "Come pioggia" è il classico lento da limone duro, quello che al concerto vai di accendino in mano. L'ammmore, con tre emme, la fa da padrona. Anche qui le vette di banalità, e in alcuni casi di incomprensione, sono altissime. Io, dal basso della mia ignoranza, non sono riuscito a dare un senso a questo verso:

    "Oltre le cose che pensa la gente
    Hai scelto me
    Fiorendo questo inverno immobile".

    Molto più chiaro, l'impellente bisogno di una chiavatina nel verso successivo:

    "Come uno stormo
    Che vola e s'invola via
    Sento il bisogno
    Dirompente di sentirti mia".

    Uccelli, stormi, bisogno dirompente... che figura poetica delicata! Il resto è una sequela, un'apoteosi di superficialità, su tappettino musicale di petali di note.

    "Sei l'amore mio più grande
    L'universo che si espande
    La necessità
    Mentre guardi assorta il mare
    L'amore che non ha domande
    La mia terra sull'atlante
    La felicità
    Se apri quella porta e sei già qua".

    Il massimo, però, è la creazione di figure opposte e contrastanti, quando non si ha più nulla da dire ma la canzone deve durare almeno tre minuti, o ripeti all'infinito due cagatine o ti butti nel paradosso:

    "E mi sento così fragile
    Così forte e vulnerabile
    Se ci sei".

    Sicuramente la canzone, e l'album intero non passeranno alla storia, ma almeno grazie a questo lento, qualche adolescente limonerà e toccherà qualche tetta nell'estate 2010. Archiviamo la track 3 come canzone indecente ma socialmente utile.

    La traccia quattro, "Un momento per restare", butta immediatamente nello sgomento. Argomento duro, l'incomunicabilità in amore in questi tempi frenetici che viviamo.

    "Apri gli occhi un attimo ti sveglio per un bacio
    ormai si è fatto tardi e nemmeno una traccia di te
    E non dire che che non hai trovato il tempo
    e non mi dire che anzi non mi dire niente
    è questo il mio buongiorno lo scrivo in un messaggio
    perchè ti voglio bene e non posso farci niente
    mi stanca non poterti raggiungere davvero mai".

    Tre minuti e ventritre secondi di perplessità, non trovo parole se non quelle del ritornello:

    "Scivolare dentro questa dolce malattia 
    è un’eterna e vecchia favola che racconta la paura di andare via
    e cadere dentro questa sciocca nostalgia
    come un fiore una scatola
    sto perdendo l’oro più prezioso che ci sia.
    anche quando non rimane niente di un motivo per restare".

    "Non è così" traccia cinque. Ritorna il nostro paladino dell'ammmore a spron battuto. Il pezzo inizia con un pathos molto intenso, poi mi cade l'occhio sulla copertina del cd e la sensazione, puff, svanisce. Anche qui per tre minuti e cinquantotto secondi, la piccola manina smerigliatrice dello gnometto persevera, in un continuo ribadire che:

    "Chi ama non perde mai
    chi vive davvero
    non sbaglia non sbaglia mai
    chi ama non smette mai
    di correre alzarsi e cadere finir nei guai
    perchè chi ama non perde mai
    perchè chi ama non sbaglia mai".

    Traccia sei: "Dare per amare". Torna l'international pop con ritmi accattivanti!!! Sono sincero mi piace il ritmo di questo pezzo, tanto da non farmi concentrare sul testo. Mi mette allegria e non mi va di approfondire oltre il:

    "Bisogna vivere così
    E voglio darti amore
    Bisogna vivere per vivere
    Bisogna dare per amare
    E adesso prendi il mio cuore baby
    E tu non devi spezzarmelo baby
    Se lo vuoi basterà
    E allora scappa scappa scappa scappa scappa con me".

    "Niente più di me". Altro pezzo introspettivo che tratta tematiche dure come l'incomunicabilità... in amore... e che balle!! Il pezzo inizia così:

    "Non so niente di te
    lo sento quando mi rispondi così
    non so niente di te nè tu di me".

    Caro Marco, questa è una controindicazione delle sveltine con sconosciute. Non è che se incontri una pisellabile, e ci fai sopra due salti, il giorno dopo lei deve essere un universo conosciuto per te. Succede, fa parte del gioco. Non è che devi scrivere una canzone su tutto, specialmente citando di sottecchi cose importanti come:

    "non so stare con te
    nè senza di te".

    A maggior ragione se devi cantare cose del tipo:

    "Prova a portarmi dove sei
    mandami un segno
    che non si sa mai
    prova a gridarmi come stai
    prendimi la mano
    che non so chi sei
    (come se non ci fosse al mondo niente più di me)
    prova a portarmi dove sei
    prendimi per mano
    che non so chi sei
    come se non ci fosse
    al mondo niente più di me".

    Se proprio ti avanzava spazio sul cd, potevi metterci un tuo book fotografico, un video sui maltrattamenti delle foche o di spiegazione su come si montano le catene per la neve. L'utilità sociale del tuo cd sarebbe cresciuta in maniera esponenziale.

    Traccia otto, "Il cuore non dimentica", altra pappina ammmorosa. Dopo le canzoni dell'ottimismo, quelle sulle incomunicabilità, finalmente quella IMMANCABILE sull'amore finito. L'inizio è chiaro:

    "Tutto è come avevo già previsto
    Tutto resta fermo e nulla più
    Niente da aggiungere se non lasciarsi vivere
    Per non ferirsi più per non pensarci su".

    D'altronde non si può che andare avanti perché:

    "E passa l'amore ma
    Resti nell'anima
    Il cuore non dimentica
    Custodisce gli attimi
    Passa l'amore ma
    Resti nell'anima".

    Il pezzo sembra lentamente spegnersi sotto la struggente voce di Marcolino ma, proprio quando il peggio sembra passato, una goccia gelida di sudore percorre la schiena in un terribile brivido:

    "Passa l'amore ma
    Resti nell'anima
    L'amore non dimentica
    Ed un finale non arriva mai".

    Per un attimo, mi viene da pensare che il finale che non arriva mai è quello della canzone, o PEGGIO, del cd. Grazie al cielo è solo una delle tante frasi usate a minchia di topo.
    "Il paradiso è qui", traccia nove. Mi ricorda qualcosa. Numb degli U2? Mmmmhhh, ma va là!! Per non so quale motivo, mi viene in mente Credi in me del suo conterraneo Scanu.

    Le tracce dieci e undici, "Un libro senza pagine" e "Sempre, non aggiungono nulla all'album. La solita epifania amorosa che, se nei primi sei-otto brani lavora sul grosso, con cartavetrata da 80, ora perfeziona il lavoro, al limite dell'inutile. Mi viene una riflessione spontanea ma molto seria:

    "Non ho mai auspicato "Libri senza pagine" ma, ultimamente, (alcuni) cd senza canzoni potrebbero rendere il mondo migliore".

    Per concludere, consiglio caldamente l'acquisto del cd di Carta. Potrete stupire i vostri "Amici" con sottobicchieri terribilmente alla moda!!! In più, secondo le dichiarazioni dello stesso Marco, questo è il cd della maturità. Speriamo che dopo essersi realizzato nella musica, la smetta.

    La promozione del cd vedrà Marco in giro per l'Italia dall'11 giugno al Mediaworld di Bari, il 13 giugno alla Fnac di Napoli, il 14 giugno al Mediaworld di Padova, il 15 giugno al Mediaworld di Torino, il 16 giugno al Mediaworld di Genova, il 18 giugno al Saturn di Verano Brianza (MB); il 22 giugno al Mediaworld di Empoli, il 23 giugno al Mediaworld di Imola. Dal 12 giugno Carta sarà in tour: il 12 giugno a Somma Vesiviana (Napoli); il 25 giugno a Cagliari; il 26 giugno San Teodoro (Oristano); il 10 luglio a Torvaianica (Roma); il 12 agosto a San Marco Argentano (Cosenza); il 9 settembre a Usini (Sassari). 

    Se volete farvi rimborsare il cd, ora sapete dove trovarlo. 


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    mercoledì 24 marzo 2010

    Valerio Scanu: pronto il nuovo album per il mercato europeo


    Dopo il successo di Sanremo e zone limitrofe - lo ascoltano anche a Celle Ligure - il buon Valerio si è buttato sul mercato europeo. Per quanto in un recente post abbia massacrato il suo album, che ritengo uno dei più brutti usciti negli ultimi 20 anni, mi tolgo il cappello per l'ottima iniziativa commerciale. Non limitandosi al mercato italiano, il nostro è andato all'attacco di quello europeo, traducendo il suo lavoro in spagnolo e in inglese. Successo record! Nelle prime due ore vendute quasi 400.000 mila copie che è una cifra record. L'album "Per tutte le volte che..." è stato tradotto con lo spagnolo "Por todas las veces que..."; per la trasposizione dei testi in lingua inglese e spagnola il team Scanu si è avvalso di collaborazioni importanti. In primis Henriques Iglesias e Beatriz Luengo, due dei più importanti idoli musicali giovanili, con i quali il nostro duetta. Ai testi, specialmente in inglese, hanno messo mani i famosissimi e ricercatissimi Babel Fish e Lexi Cool. Lo stile di Babel e Lexi, due dei compositori più trasgressivi del panorama musicale è evidente, tanto che il disco è dovuto uscire con il bollino Parental Advisory, che detto tra noi suona un po' ridicolo. Scanu come Eminem! 
    In anteprima il testo spagnolo di Por todas las veces que... in duetto con Beatriz Luengo:

    Por todas las veces que
    me dices basta ya y basta ya más
    es no corresponde el flujo de tus palabras al latido
    por todas las veces que te disculpas no es
    pero siempre encuentras
    el modo de hacer me parecer el símbolo del mal

    Por todas las veces que es tu culpa quizás no lo sea 
    pero la duda basta a hacerme hallar aquella gana de gritar pero, 
    hay una vez en cuyo algo dispara fuera y 
    dentro de nosotros y todo el resto es pequeño 
    Como un alfiler impercettiible como si un día frío en lleno invierno 
    desnudos no tuviéramos luego mucho frío 
    porque nosotros cubiertos bajo el mar a hacer el amor 
    en todos los modos, 
    en todos los lugares en todos los lagos en todo el mundo el universo 
    que nos sigue pero ya somos inalcanzables

    Por todas las veces que un puño al muro nada hace porque 
    este dolor es dulce como la miel confrontado con el mal que nosotros nos hacemos 
    si así potente este amor que nos defendemos 
    con toda la fuerza pero no basta casi nunca 
    Como si un día frío en lleno invierno 
    desnudos no tuviéramos luego mucho frío 
    porque nosotros cubiertos bajo el mar a hacer el amor en todos los modos, 
    en todos los lugares en todos los lagos en todo el mundo el universo 
    que nos sigue pero ya somos inalcanzables...

    Como si un día frío en lleno invierno 
    desnudos no tuviéramos luego mucho frío 
    porque nosotros cubiertos bajo el mar a hacer el amor en todos los modos, 
    en todos los lugares en todos los lagos en todo el mundo el universo, 
    el universo, el universo, el universo. 
    Como si un día frío en lleno invierno 
    desnudos no tuviéramos luego mucho frío 
    porque nosotros cubiertos bajo el mar a hacer el amor pero ya somos.. 


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    lunedì 8 marzo 2010

    Marco Mengoni: Re Matto ma essere Duca è meglio, molto meglio...

    Eccomi qui. Dopo il commento al cd di Scanu mi sono dedicato all'ascolto del lavoro di Marco Mengoni: Re matto. A scanso di equivoci, diciamolo subito: Mengoni sarà anche il Re Matto ma il Duca Bianco, al momento, per il giovane vincitore di Ics-factor non è un paragone irriverente ma pura eresia musicale. Su questo punto ammetto di aver pregiudizi e preconcetti, ma Bowie è un mio idolo musicale e il buon Mengoni, prima di poter pensare di avvicinarsi a lui, anzi prima di poter solo pensare a lui, deve mangiarne di panini con il prosciutto. Le prime volte che l'ho ascoltato confesso che non mi è piaciuto per nulla, troppo impostato in quell'uso autorefenziale della voce. Però, dopo un paio di ascolti del suo album d'esordio, ho rivisto le mie idee e per alcuni aspetti mi sono ricreduto.

    La copertina propone un Mengoni in versione "stilosa". Ho dei dubbi sul suo ruolo che barcolla tra un presente da cantante ed un futuro da fotomodello. Per sua fortuna ha le Physique du rôle per sfilare con capi alla moda ed anche i mezzi per fare il cantante. Si concentri su quello che vuol fare perché rischia di sminuirsi nella seconda veste; non ho mai amato le figure che accettano compromessi tra moda e musica. Quest'ultima, è arte nobilissima che non merita di fare marchette solo per veicolare il successo. 

    Torniamo al disco. L'album intero è un lavoro qualitativamente più che sufficiente. Sono 7 pezzi per circa 25 minuti totali di musica con influenze dance, pop e rock. Sicuramente è più un Ep che un vero album, pensato e concepito con tempistiche libere. Anzi, l'impressione più forte di questo lavoro è che sia stato concluso in maniera veloce, per poter cavalcare l'onda di Sanremo. Non saprei motivare con precisione o spiegazioni tecniche questa percezione di incompletezza. L'ascolto mi lascia con questa sorta di questione sospesa... Sì, ok, però manca qualcosa. I titoli sono questi: 

    01. Credimi Ancora
    02. Questa Notte
    03. Stanco (Deeper Inside)
    04. In Un Giorno Qualunque
    05. Fino a Ieri
    06. In Viaggio Verso Me
    07. La Guerra


    E' indubbio che la novità di Mengoni sia una voce molto versatile e originale ed ha sicuramente più carisma e personalità, a livello di interpretazione, di Scanu. Il pezzo sanremese "Credimi ancora" non è affatto un pezzo per la kermesse ligure e, ad essere sinceri, pur non piacendomi molto ha una bella chitarra, un bel ritmo e riesce a farmi battere il piede per tenere il tempo. Tra le sette tracce c'erano sicuramente pezzi più adatti al palcoscenico dell'Ariston; dunque mezzo punto in più per la scelta ardita. La seconda traccia, "Questa notte", mi piace. Non è un capolavoro, non passerà alla storia, ma si fa ascoltare in maniera gradevole anche per un testo accattivante che, per lo meno, presenta i crismi di una canzone. "Stanco (deeper inside)" non è niente di originale, mi ricorda la dance anni '80 ma è ben fatto. Non inventa nulla ma propone in maniera interessante qualcosa di già sentito. La cosa che mi colpisce maggiormente è la facilità "di cambio passo" della voce, che sa adattarsi molto bene a vari stili musicali. Dopo essersi scatenati un po', il ritmo si fa ancora tranquillo con la quarta traccia: "In un giorno qualunque". Canzone piacevole, come "Questa notte", che sposa un azzeccato tappeto musicale ad un bel testo d'amore ma non banale. Il ritmo ritorna scanzonato e spensierato con "Fino a ieri" che, pur non piacendomi moltissimo, mi fa comunque battere il piede. Con il penultimo pezzo "In viaggio verso me" c'è un bel ritmo, quasi raffinato e, anche in questo caso, un buon testo; peccato per la solita concessione anglofona. L'album si conclude con "La guerra": a mio avviso il migliore di tutto l'album con un testo molto interessante, un po' criptico, probabilmente da leggere su più livelli e una bella sezione chitarre nel ritornello. E' un pezzo in bilico tra l'esplosione e il precario equilibrio sul bordo di un cornicione.   
    Comunque è un buon lavoro d'esordio, ma che da l'impressione di essere stato fatto di fretta. Da quello che ho avuto modo di leggere, in tutti i pezzi Mengoni ci ha messo del suo. Infatti, a differenza del lavoro di Scanu, si avverte una sorta di continuità stilistica, seppur abbozzata. All'ascolto si sente che al momento Mengoni, pur dovendo fare tanta strada, è più "musicista" di Scanu. Non si può non spendere due parole sulla voce. Una cosa importante che vorrei sottolineare è, nella seconda e quarta traccia, la voce sfumata che si mette al servizio di canzone e testo, cercando di trasmettere il contenuto emotivo del messaggio. Secondo me è questa la linea da seguire. In tutte gli altri brani mi sembra che la voce cerchi troppo il ruolo da protagonista, relegando in secondo piano tutto il resto. Spesso cerca la decorazione, il ricciolo vocale; alla fine, potrebbe diventare inutile orpello se non scarabocchio barocco. Il rischio che questa voce possa diventare un'arma a doppio taglio c'è. Se Mengoni impara a gestirla, come uno strumento che deve collaborare con il resto dell'orchestra ideale, composta da musica e testo, allora può fare veramente molto. In caso contrario rischia di diventare pedante, relegandosi nel ruolo di cantante autocelebrativo. Se vuol sapere quello che si può fare con la voce ascolti Demetrio Stratos, si dedichi a tutta la sperimentazione che desidera, e poi canti dando alla voce il suo giusto spazio senza cercare il protagonismo estremo. Troppa tecnica e troppi assoli non necessari, fanno diventare il tutto sterile e quasi noioso.

    Concluderei tornando all'iniziale paragone Mengoni-Bowie. Non ho idea di chi l'abbia fatto, ma pensare che basti indossare scialle di piume, lustrini e cilindro per entrare di diritto nel panorama glam e fregiarsi del titolo di nuovo Bowie, mi sembra quanto meno riduttivo. Bowie ha una carriera sfolgorante che parte a fine anni '60 e tocca esperienze musicali quanto mai diversificate; Mengoni un album con sette canzoni. Per quanto mi riguarda, gli consiglio di aspirare ad essere un buon Mengoni che un improbabile Bowie.

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