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martedì 18 gennaio 2011

Parto da qui... (e finalmente la fine!)


Proseguiamo, portando a compimento la recensione dell'ultimo lavorotfl di Valerio Scanu. La parte precedente la trovate qui.

Traccia 6: Aria colorata: pezzo emotivamente laconico. Il titolo più adatto, secondo me, sarebbe "Un'altra inutile canzone d'amore". Rispolverati tutti i canoni della canzonetta italiana. A tratti Scanu sembra Albano ma molto più vecchio. L'unica cosa condivisibile della canzone sono i primi due versi:

E' stupido lo so
rifletto troppo a lungo sui miei errori

Occhei Valerio, però, adesso cerchiamo di evitarli gli errori!

e sogno in bianco e nero
ma dopo poi mi accecano i colori

Ecco appunto, come parlare con un mattone.

tu che colore sei?
il rosso dell’amore
il verde la speranza
di vederti tornare.

Tralasciando la banalità dei colori, porto alla tua attenzione la parte sottolineata. La prima volta che ho ascoltato il pezzo ero in macchina. Non ho dato molta importanza al "dopo poi" perché ero straconvinto di aver capito male. Invece dice proprio così. Inutile ed inelegante ridodanza che poteva essere evitata senza troppa fatica. Alla luce degli erroracci accumulati fin qui, direi che un peccato veniale come questo è un progresso che merita un trenino. Pronti? A-E-I-O-U-IPSILON!!! Come dico più sopra è un'altra inutile canzone d'amore, con un ritornello così così:

aria colorata soffiami
un sorriso in faccia
solo un pò affannata
tendimi le mani che
le braccia le ho forti
più forti


Una domanda. Questo ritornello a voi ricorda il nobile sentimento dell'ammmore? Lo chiedo per curiosità, perché a me la prima impressione è stata di uno che riceve una scoreggia in faccia. Comunque, rivisto e corretto da me ha più pathos:

aria colorata soffiami
via il sudore dalla faccia
sono insofferente
mi scappa anche la cacca
mi scappa forte
sempre più forte...

 
magari più pathos no, però sarebbe più divertente e perderebbe sicuramente quell'effetto di àncora attaccata allo scroto.

Traccia 7 Chances: la solita tiritera sull'ammmore in versione anglofona. Nel primo verso Scanu canta:

Another love song

ed io continuerei con un "ecco appunto... era proprio necessaria un'altra love song?". Me ne vengono in mente almeno duecentomila di canzoni inglesi migliori di questa. Non si sarà mica messo in testo di sfondare in Europa!!?? Un riassunto veloce del testo:

Ha una canzone d'amore che gli svolazza in testa 
e ogni volta che sente la sua lei distante piange.
Il solito percorso di conoscenza sugli errori commessi
mentre la solitudine lo divora
cerca di sorridere ma il dolore è troppo forte
per poterlo nascondere.

Una chance di vivere una di amare
una di sentire e un'altra per portare altrove le parole
(però quante chances, che uomo fortunato NdR)
Spera di risentirla ancora sua
ma niente l'amore è finito
e si rende conto che per il momento
dovrà fare tutto manualmente.

Poi le solite cose 
lui non dorme di notte
e le confessa il suo amore...
direi che non è il caso di andare oltre.

Sono quasi certo che la mia traduzione fatta in velocità rende giustizia al testo. Anche perché il livello non è che richiedesse chissà quale ricerca filologica. La novità del pezzo, rispetto alle canzoni precedenti, è l'utilizzo della lingua inglese, altri pregi non saprei. Avesse utilizzato qualche proposizione tratta da frasari di viaggio, tipo Where is the next bar? o i colori black, white, green, davrebbe avuto almeno un valore didattico. Un probabile valore aggiunto è che con un pezzo così lento, qualche adolescente magari riuscirà a limonare.

Traccia 8 Il cuore non mente mai: un pezzo difficile da definire... tra l'assurdo, l'astratto, il non sense, il genio e l'inutile. Questa traccia è un chiaro equivoco sulle parole che Picasso disse a Gertrude Stein: "Ogni capolavoro viene al mondo con una dose di bruttezza congenita. Questa bruttezza è il segno della lotta del suo creatore per dire una cosa nuova in maniera nuova". Considerando che non c'è nulla di nuovo detto in maniera nuova, resta solo l'immensa bruttezza congenita. Melodia piatta, perfetto manifesto di anti-originalità che punta tutto sulla voce di Scanu. Diciamola tutta: ha una voce estesa che non è affatto sinonimo di qualità vocale. Il ragazzo manca totalmente di quella capacità di trasmettere emozione nel cantato. E' come una bella macchina che va solo dritta, o una ragazza topa che la molla a tutti tranne che a te (per i maschietti), o come Brad Pitt e George Clooney gay (per le femminucce).

Traccia 9 (dai che è quasi finito questo supplizio) La mia coperta sul cuore: solito pezzo trito e ritrito. Solita partenza sommesa che poi diventa crescendo. Nessun sprazzo di originalità per quanto riguarda musica o testo. Il massimo della lirica, viene raggiunto nella banalità de "l'universo è dentro di te". Sempre tematicatica amorosa piuttosto facilona. Questo pezzo da proprio l'idea del devo farlo perché devo fare numero. Si parla di amore ma la sensazione è che si parli di una cosa proprio sconosciuta e della quale non si sa proprio cosa dire, se non un ridondante ritornello. Questo pezzo sarebbe da proporre per la coppa rimetti.

Traccia 10 If I was made for You. Leggendo il titolo in maniera distratta mi ero illuso che fosse una cover dei Kiss, mai errore fu così tragico. Pezzo che tenta di essere R 'n B' ma alla fine non è né carne né pesce. Scivola come l'acqua su un piano di marmo inclinato, senza lasciare traccia, se non un po' di noia nelle orecchie. Il testo richiama le solite banalità amorose già sentite in italiano. La seconda prova in inglese se aspira ad essere di lancio per il mercato internazionale deve produrre ben altro. Considerando la creatività  e la prolificità musicale internazionale, questo pezzo suonerebbe già vecchio anche negli anni '60. Manca di ritmo, pathos... praticamente manca di tutto. La linea melodica, più che parlare d'amore, richiama alla mente le sofferenze di una persona che soffre di dissenteria, tanto che ho rivisto il pezzo così:


I was made for you
My name is imodium
Why are you so sad?
Don't you cry life is bell
And I will show you my love
Healing your cacarell.

Traccia 11. Parto da qui: la prima impressione è che sia un testo per insegnare l'italiano agli stranieri. Versi brevi, (cir)concisi, per insegnare a coniugare i verbi, usando delle spiritose filastrocche.

Mai
Non capirai
Silenzio e poi
Mi perderai
E penserò
E penserai
Dove sarai
Dove sarò. 

Io partirò, se tu partirai e se anche egli partirà, potremo dire che noi siamo partiti, e se voi partirete lo potranno dire essi, che a loro volta, partiranno. A ben pensare se grazie a Scanu qualche straniero imparasse l'italiano, sarebbe un piccolo passo per un uomo ma un grande passo per l'umanità. A livello di contenuto il pezzo sembrerebbe la continuazione ideale della coperta della traccia 9. Infatti se la track 9 fa capire che lui si è perso dentro di lei (che profondità!!), la track 11 fa capire che lui riparte di qui. Speriamo che prenda una bella rincorsa e si levi dalle balle.

Siamo arrivati alla fine. Anche questa fatica è giunta a compimento. Speriamo che Scanu non sia così sadico da tornare con un terzo album. Vi starete chiedendo chi me lo ha fatto fare. Ho un sacco di risposte plausibili. Un po' per curiosità. Non mi piace criticare a priori. Per parlare male di un film, un libro o, in questo caso, un cd devo prima vederlo, leggerlo e ascoltarlo. Come avevo anticipato nel primo post la verità è che soffro della sindrome del gatto spiaccicato. Avete presente quando vedete un gatto spappolato sul ciglio del marciapiede? Nonostante il disgusto che provoca devo guardarlo. Ora posso finalmente cancellare dalla chiavetta usb e dal mio pc questo cd che è talmente brutto che potrebbe funzionare come antivirus. Stranamente dopo 9 settimane l'album è al 91 posto della classifica FIMI.Che detto per inciso non vuol dire un cazzo, magari è il più scaricato. Però è strano... i vari Emma, Carone, Amoroso e Mengoni sono tutti davanti. Che averli tutti davanti, tutto sommato, non è un male. Mio nonno diceva sempre che è meglio avere qualcuno davanti che alle spalle.

venerdì 17 dicembre 2010

Valerio Scanu: Parto da qui... (reprise)

Parte precedente... fai click!!


Continuiamo con la recensione del contenuto di Parto da qui, l'ultimo sublime lavoro di Valerio Scanu. Sublime nel senso di sublimazione, ovvero, la transizione di fase di un elemento o composto chimico dallo stato solido allo stato gassoso, senza passare per lo stato liquido. Infatti, proprio come un gas che si perde nell'atmosfera, alla fine dell'ascolto non rimane nulla, eccetto un lieve malessere al colon.

Traccia 1 Libero: la solita canzoncina orecchiabile con intro pianistico e base ritmica accattivante ma priva di qualsiasi originalità. Pezzo deludente fin dall'inizio. Ancor più deludente perché l'arpeggio iniziale, per qualche secondo, richiama i grandi pezzi ariosi degli anni '70, tanto da pensare "vuoi vedere che stavolta..." invece, niente. Tutto il resto del brano è un continuo ripetersi senza cambi di marcia. Concetto che viene elaborato in maniera piuttosto banale e, se fosse stato più sintetico, poteva partorire una canzoncina di una trentina di secondi. Già dalla prima traccia vediamo l'abuso di rime  gigidalessiane: sole/cuore, strani/mani/domani, tristi/imprevisti, stelle/pelle. Convengo che è difficile parlare di libertà,  è sempre un intento meritorio, però, se dobbiamo ridurre tutto ad un senso di irresponsabilità, riassunto nel "non pensare troppo a cosa sarà domani" o credere che la libertà sia solo "sbagliare treni, fermate, stazioni"... tanto valeva scrivere un canzone sulla figa per tutti. Detto questo la canzone non fa così schifo e salvo una frase bellissima: libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato. Non ci avrete mica creduto, vero?

Traccia 2 L'amore cambia: solita base musicale che non è né carne né pesce, un mediocre R' n b' che punta tutto al meramente commerciale più che ad una vera ricerca stilistica. Se l'intento era proporre un vero R' n b' è un bel fallimento, il risultato si riduce alla classica canzonetta orecchiabile, che probabilmente in primavera farà sculettare tante adolescenti, nulla di più. Il testo parla di amore (eccheppalle!!!). Rispetto alle solite struggenti canzoni dove mi sveglio il sole c'è perchè ci sei te, lei non c'è più, lui non mi ama più, Scanu cerca di sondare la psicologia dell'amore, per vedere se questo potentissimo sentimento è in grado di far maturare, crescere una persona. Cito:

Sarò qui nascosto ad aspettare chi mi scoprirà, 
troppo curioso di vedere se è proprio vero che l'amore cambia. 

L'intento meritorio di fornire un nuovo punto di vista sull'argomento ammmore, si perde miseramente in una riflessione tanto stupida quanto banale. Anche un lavandino è conscio del fatto che l'amore cambia. L'innamoramento e la fine di un amore, se il tuo cuore non è della stessa materia degli hamburger di McDonald, ti cambiano. Lo sanno tutti!!! Andiamo oltre. Tranquillizzo il lettore: nei prossimi brani non c'è una canzone dal titolo "L'acqua troppo calda scotta"... anche se c'è mancato veramente poco. Dimenticavo la chicca più fulgida di tutta la canzone. Visto che il pezzo non era già abbastanza diversamente brutto, ecco  il grammaticidio: 

io resto fermo
non mi metto fretta
tanto so che un giorno
io ti troverei.


Capisco le eventuali difficoltà con il congiuntivo ma porc' qui viene espressa la certezza che in un futuro ti troverò!! Dopo tutte le castronerie grammaticali del primo album, eccone di nuove. Qui le cose sono due: o i parolai in questione sono incapaci oppure sono pigri e sicuri che l'ascoltatore medio di Scanu tanto non se ne accorge. Propendo per entrambe le ipotesi.

Traccia 3 Mio: mi gioco subito il carico. Questa è la canzone più brutta di tutto lo Scanupertorio. Una cagata di proporzioni epiche. Nell'anno domini 4190, secondo me, ci sarà ancora gente che prenderà per il culo i nipoti di Scanu... ma tu sei parente di quello lì che... ahahahahhah!!!
E'mmmmioooo nella versione camicia.
Questa canzone mi fa venire in mente quelle orribili camicie patchwork che possono essere brutte oltre ogni immaginazione. L'impressione è proprio di aver riciclato pezzi di diversi brani. La produzione avrà pensato: tanto ci infiliamo il ritornello a squarciagola, tutti osanneranno le doti vocali di Valerio e nessuno penserà alla merda di canzone. 
L'intro pianoforteggia con la vocina leggera di Scanu che poi irrompe, quasi sguaiata, nel ritornello E'MMMMMIOOOOOOOOOO! Il testo è un'accozzaglia pletorica di immagini naturalistiche con la strausata e scartavetrante metafora dell'ammmore/magico fenomeno naturale. Come evitare la citazione della prima strofa?

E mi stravolgi il sole
Mi soffochi le nuvole
e mi sporchi il cielo
Mani piene di colore
Che facce fa l’amore
Mi prendi a calci
i sogni e il cuore
Bocca piena di parole...

A volte viene da chiedermi cosa pensino dell'amore tutti questi scribacchini da jukebox.  Ma avranno davvero un'idea così banale e banalizzante di questo sentimento? Se la sostanza dell'amore per loro è così slavata, rischiano di innamorarsi perdutamente di una cotoletta. Sono evidentemente canzoni scritte per far numero. Sono tutti parolai che per contratto devono scrivere  X testi al mese e allora tengono buono proprio tutto. Se già l'intro ha gli stessi effetti di una contaminazione da tifo petecchiale, aspettate di leggere il ritornello...

E' Mio
Solamente mio
il ricordo e l’emozione
Della neve che vien giù fuori stagione
Della pioggia d’estate

Prendete un album a caso dei cantanti gonfiabili di Amici e Xfactor, troverete la classica canzone universale come questa. Quando si deve riempire un cd e manca un pezzo, c'è sempre quello con le metafore prese dalla natura, poi quando il parolaio è proprio alle cozze tira fuori dal sacco le becere strofe con i soliti paradossi della neve fuori stagione. Dico io, invece di raschiare il fondo del bidone, scrivendo le solite minchiate... copiate. Ecchecazzo, se non avete più idee e volete per forza fare metafore sulla natura, aprite il Canzoniere di Petrarca... di spunti ce ne sono a iosa! Che poi si possono ancora fare quadretti naturalistici di gran classe. Fossati ne Il bacio sulla bocca ne è un esempio: Mi vedi pulito pettinato / ho proprio l'aria di un campo rifiorito / e tu sei il genio scaltro della bellezza / che il tempo non sfiora .

Traccia 4 Non c'è più: un pezzo che trasuda originalità. Indovinate di cosa si parla? L'ammmmore finito. Però, lo si fa in modo molto elegante, con argute e fantasmagoriche riflessioni filosofiche. Un pezzo profondissimo, difficile, per alcuni aspetti insondabile, non si capisce se questo amaro malessere è nei confronti della vita in generale o di qualcosa in particolare. Tutto rimane indeterminato e per questo vibrante. Il buon Valerio avrebbe potuto banalmente cantare:

non c’è più piacere
non c’è più
dolore
non c’è più amore, amore

Invece, con un'intimissima meditazione personale, canta:

non c’è più piacere
non c’è più
dolore
non c’è più amore, amore

Direte eccheccazzo, è uguale!! E' vero ne convengo, ma almeno non ci sono errori grammaticali. Anche perché, quando cerca di dare spessore ai versi escono delle caleidoscopiche filastrocche come questa:

... piovono ricordi come gatti
e cani in Inghilterra
tutti giù per terra giro girotondo
casca il mondo e anche noi due senza più...

Giuro che non ho aggiunto nulla. E' tutta farina del suo sacco, io certe stronzate non riuscirei a scriverle senza additivi lisergici. C'è anche un accennato sgrammaticidio:

sarà che essere sinceri ha il prezzo da pagare che si resta soli

Vi risparmio il finale. Anzi no:

... nella nostra differenza
c’è una somiglianza la diversità.
Sarà che ieri era un futuro e oggi è già passato domani chi lo sa...

Caro Valerio, trovo che tu sia un po' confuso sui tempi e modi verbali. Nel caso "La nuova Grammatica della lingua italiana" di Dardano e Trifone potrebbe correre in tuo soccorso. Ah, però non aspettare che esca il film, mi raccomando. Due riflessioni finali. Sono d'accordo che a volte la sincerità si paga con la solitudine (oh toh! Si poteva scriverlo senza uccidere la grammatica), però, dipende anche cosa si dice. Se vado dal mio ammmore a dirle che mi sono scopato tutto l'ufficio, il discorso perde un po' valore... che ne dite?
Riguardo al discorso iniziale del

sarà che accanto al nome mio c’è l’aggettivo stronzo e non si leva più"

(eh sì, perchè il pezzo ha questo fortissimo spirito autocritico), diciamolo senza remore... se l'hai lasciata dedicandole una canzone così di merda... sei uno stronzo gigantesco.
    Traccia 5 Ci credo ancora: un pasticciere d'alta scuola la chiamerebbe così: tortina di merda con cuore caldo di diarrea alle mandorle e guarnizioni con velo di cannella. Qualche commento letto online parla di sperimentazioni musicale. Non è che una palpatina di tette al reggae significa sperimentazione. Il testo, in questi tempi di crisi, è un'esortazione ad andare avanti o forse no. Ad essere sinceri non è che si intuisce molto cosa voglia dire. Forse hanno capito che invece di scrivere una palese minchiata è meglio rimanere nell'indeterminato? Tanto qualche critico marchettaro che scriverà "testo di ermetica intensità" lo si trova a buon prezzo. Tutto sommato il pezzo si fa ascoltare... il reggae anche quando fa cagare, ricorda sempre l'estate e, dunque, mette un po' di allegria... specialmente con questo freddo dicembrino.

    mercoledì 15 dicembre 2010

    Valerio Scanu: parto da qui. Vabbè, ciao... non disturbarti a tornare!

    Dopo il post sulla banalità degli album dei giovani dei talentsciò, riassumibile nell'equazione faccione più font glitterato/aggressivo/elegante/finto rovinato et voilà! il cd è fatto, come promesso... ecco la recensione dell'ultimo lavoro di Scanu.

    Per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande!
    Qualche giorno fa, la mia cara amica Federica mi ha informato dell'uscita dell'ultimo album di Scanu, richiedendomi caldamente una recensione, come è stato fatto per il primo ciddì. Per la precisione devo dire che Federica, per chiedermi una cosa simile, mi odia. Gli amici continuano a dire che è per via del fatto che l'ho sedotta, ingravidata e abbandonata. Per me è solo rancorosa e vendicativa. Alla fine ho deciso di accontentare la sua richiesta, magari ci scappa un'altra notte di sesso furioso. Sabato 4 dicembre mi sono recato in un negozietto, per toccare con mano il nuovo oggetto dei desideri. Sulle prime sono rimasto un po' perplesso. La mia perplessità, poi diventata delusione, riguarda la foto della copertina. Dovete sapere che io porto gli occhiali, appena entrato nel negozio sopracitato, per il freddo le lenti si sono appannate. Intravedendo la cover del cd, ho pensato che Valerio avesse finalmente deciso di darsi ad altre attività. Leggere il titolo "Parto da qui", e vederlo nella foto con un pennello in mano mi ha fatto ben sperare. Toh! Ha deciso di smettere con lo showbiz per intraprendere la strada dell'imbianchino. Invece no. Quello che stringe in mano non è un pennello ma un microfono fescion. Considerando come galoppa la disoccupazione giovanile, possiamo ancora sperare che resti un cantante disoccupato. Passato dallo stato di perplessità a quello di sgomento e delusione, sento delle giovincelle nelle vicinanze che parlano del cd in questione. Una delle due adolescenti, stringendosi il cd al petto, esclama che quello è sicuramente l'album della maturità.  L'altra annuisce dicendo che la barba non gli sta molto bene, ma almeno gli copre i brufoli. Non ci crederete ma ho condiviso il pensiero della prima, quella che parlava di album della maturità. Altro non fosse per l'iter: album d'esordio (orribile), a seguire quello della maturità e,  con un atto magnanimo gli concediamo quello della vecchiaia. Però, poi basta. Parafrasando una celebre frase attribuita a Voltaire, direi che disapprovo quello che fai, ma a tutto c'è un limite. Incuriosito dalle riflessioni delle due ragazzuole, le ho pedinate per un po' fingendo indifferenza. Una aveva un bel culo ma ero attratto dalle loro parole. Fermatesi vicino alla corsia dei bestsellers, hanno continuato la loro discussione su cose che francamente non ho ben capito. Poi si sono salutate ricordandosi, appena tornate a casa, di cliccare su un qualche sitoweb per mandare Scanu in testa. Temo che ci estingueremo per colpa di una classifica online.

    Veniamo al disco. Al primo ascolto sono rimasto stupito. E' stupefacente verificare come sia possibile pubblicare un ciddì senza uno straccio di idea o la parvenza di qualcosa di lontanamente originale. La maggior parte delle canzonisgarzoline richiamano alla testa qualcosa di già ascoltato. Se non fosse per la lobotomizzazione talentscioistica dell'italiano medio, un cantante che presentasse canzoni simili sarebbe già stato coperto di fischi, scaracchi e bicellate nelle orecchie. I più sadici gli avrebbero tirato anche i peli del naso. E' un album pensato per essere piacione e vendere, senza la benché minima attenzione alla novità o alla qualità. Per dirne una, con la mia dolce metà lo abbiamo ascoltato in macchina, facendo un gioco. Il divertimento consisteva nel cercare di azzeccare le parole del testo. Vi garantisco che è un gioco da bambini, tanta è la banalità delle parole. Provate anche voi, però vi avviso che già alla terza traccia, causa la facilità del gioco, si perde un po' di entusiasmo. Se proprio si vuole salvare qualcosa... che dire? E' un album che potrebbe avere una grande funzione sociale. Se Tremonti, invece di tagliare a cazzo sull'istruzione, mettesse una tassa sui cd che contengono rime banali (amore-cuore-dolore-colore, strani-mani-domani, ecc...), solo con l'album in questione ripianerebbe buona parte del debito pubblico. In effetti, un altro risvolto sociale c'è: con tutti gli errori grammaticali accumulati tra primo e secondo album, senza sorvolare sulla banalità dei contenuti, ci si rende conto che invece di tagliare fondi all'istruzione, ci sarebbe da aumentarli almeno del doppio. Anche se,  con i parolai che hanno scritto queste canzoni, probabilmente stiamo parlando di hopeless cases. Devo essere onesto: questo album è sicuramente meglio del precedente. Devo essere di nuovo onesto: ci voleva veramente poco, bastava registrare lo stridore di un'unghia sulla lavagna.

    Non cincischiamo e passiamo all'ascolto delle undici tracce. Anzi no... per oggi basta così. Vi aspetto nei prossimi giorni... magari già domani... chissà.

    Facciamo che ci salutiamo con i titoli delle tracce di questo cd di spessore. Così di spessore che io l'ho trovato utilissimo per far smettere di ballare il tavolo della sala. Finiamola qui, ecco i titoli:

    1. Libero
    2. L'amore cambia
    3. Mio
    4. Non C'è Più
    5. Ci credo ancora
    6. Aria colorata
    7. Chances
    8. Il cuore non mente mai
    9. La mia coperta sul cuore
    10. If i was made for you
    11. Parto da qui



    giovedì 9 dicembre 2010

    In principio era Scanu, ovvero della banalità.

    In questi giorni sono stato preso alla gola da due notizie sconvolgenti. La prima riguarda l'uscita del nuovo album di Scanu (no, purtroppo non parlo di quello delle figurine); la seconda, invece, è l'iscrizione del nostro all'Università. Sulla seconda ammetto che ho dedicato un applauso a Scanu: due occhioni languidi e dei capelli vaporosi dedicati alla facoltà di medicina, sono degni della massima stima. Invece no. Frequenterebbe una fantomatica Facoltà di Lettere ad indirizzo musicale. L'idea iniziale di questo post, per forza di cose, è mutata radicalmente. Dunque:

    AVVISO PER I LETTORI. In principio era un post unico. Volevo recensire il nuovo lavoro di Scanu ma c'è tantarrobba e ho dovuto dividere il lavoro in due scritti differenti. Il primo, che è quello che stai leggendo, sono riflessioni filosofico-artistiche senza la benché minima qualità (visto l'argomento era impossibile fare altro), che esulano dallo Scanupensiero e si concentrano sul piattume della musica "ad dolescente", un po' come le leggi ad personam. Nel secondo troverete un'analisi sociostoricopoetica dei brani del nostro paladino. Proseguiamo con il primo post.

    Passato il ciclone Scanu, che si è risolto come una scorreggetta in una tempesta, le previsioni future ci mettono in guardia dall'uragano Nathalie. In questi giorni mi sono dovuto difendere anche da quello Scarrone. Mi faccio una domanda, alla quale spero voi siate in grado di rispondere: è possibile che ogni anno da 'sti cazzo di talentsciò debba uscire il nuovo talento della musica italiana? Siamo veramente il paese con la più alta concentrazione di fantastici cantanti al mondo? La butto lì: è così strampalato pensare che la preparazione musicale media degli italiani sia così mediocre da far vedere talenti ovunque? Quest'anno, grazie alla presenza di Elio, ho visto qualche puntata di X-Factor. La mia impressione è che questi nuovi fenomeni risaltino in maniera così fulgida solo per la pochezza degli altri concorrenti. Se mi mettessi a giocare a pallone con dei bambini di sei anni, secondo voi mi comprerebbe il Barcellona? Se dovessi pranzare con frittata di mosche o formaggio ammuffito non è che quest'ultimo diventerebbe Camembert.

    Devo però spezzare una lancia (lo farei volentieri sulla schiena di Nevruz) a favore di questi talentsciò. Alcuni miei alunni, grazie a questi programmi, hanno scoperto le "vecchie" canzoni. Con il risultato di preferire gli originali ai doppioni cartonati che passano in tv. Alla fine possiamo almeno salvarne l'aspetto divulgativo.

    Andiamo un po' nello specifico. Il nuovo album di Scanu (che ho ascoltato più volte ma che commenterò  approfonditamente nei prossimi giorni) scodinzola  nella nuova vena della creatività musicale italiana. Se prima creatività voleva dire sperimentare e proporre nuovi stimoli al pubblico, ora creare significa individuare lo stimolo al quale risponde il pubblico e sfruttalo al massimo. Un concezione piuttosto pavloviana. Questo aspetto lo si può notare già visivamente. Gli over trenta come me (sigh!!) ricorderanno che musica, arte e moda hanno innescato un fermento creativo pazzesco negli anni passati. Avranno ancora vive negli occhi le magiche copertine di alcuni LP. Entrare in un negozio di dischi, era di per sé un'esperienza visiva pazzesca. Le copertine esplodevano come fiori in primavera. Un disco oltre all'impegno musicale, portava quello fotografico, a volte pittorico. Non é un caso che grandi artisti figurativi abbiano contribuito alle fortune di molti dischi. Spesso le copertine erano una sorta di riflesso del contenuto musicale. Non nego che alcuni dischi li ho comprati per il grande impatto visivo della copertina, senza neppure conoscere il musicista in questione ma, raramente, ne sono rimasto deluso.

    Oggi invece che succede? Oltre al piattume contenuto nel supporto (magari più tardi, se ho voglia e tempo ne parliamo), la banalità rimbalza già dalla copertina. Qualche esempio?


    Ecco una originale foto in bianco e nero della Amoroso per l'album "Senza Nuvole" e, aggiungerei  nemmeno fantasia. Primo piano intenso a sottolineare gli occhioni da cerbiatta. Foto piuttosto modaiola, più improntata alla vendita di un mascara o di un bijoux, che di un album musicale.


    Ecco un'altra originale foto, questa volta a colori, della Amoroso. Primo piano secco per far risaltare gli occhioni da cerbiatta. Ops, non è l'Amoroso ma la Errore con "Ragazza, occhi, cielo". Magari all'interno del cd ci sarà dato sapere se le definizioni del titolo sono Verticali o Orizzontali. Probabile che le due copertine siano state fatte insieme... in questi tempi di crisi avranno fatto un forfait, speriamo almeno sia stata rilasciata fattura...


    Segue Emma con una copertina che se non é un inno all'originalità, almeno è differente. Mentre le due precedenti sembrano uscite da una serata dialogica con Schopenauer, ecco una bella copertina colorata alla Barbie Girl. Lei ha un bel sorriso sornione e io so perché. Leggete il titolo dell'album. Emma s'è fregata le nuvole della Amoroso!!

    Andiamo oltre, passiamo ai maschietti.


    Ecco qui una bella foto di Marco Carta in versione Gieims Diin. Date un occhio qui per la recensione dell'album in questione. Anche se credibile come una banconota da sette euro questa foto risulta la più originale del gruppo. Difficile crederlo vero?


    Proseguiamo con la mia preferita: un Carone d'annata. Sguardo un po' da pesce lesso. Secondo me questo scatto è figlio di una scelta fatta da un'equipe ubriaca. Dovrebbe essere una foto del periodo interlocutorio-meditativo. La sua speculazione filosofica cerca di rispondere ad una domanda cosmica: come cazzo è possibile che ci sia gente che mi permette di incidere dischi? Ma soprattutto com'è che qualcuno li compra? Non c'è da stupirsi se le sue composizioni conducano a filosofi intimisti come Kierkergaard, in lotta contro il mondo che è sinonimo di superficialità e conformismo, dal quale sarebbe meglio fuggire. Più che Carone sembra Caronte.


    Ripropongo un altro scatto di Carta. Tutto bello bianco e patinato, con un filo di barba che contrasta con  la purezza del resto della foto. Dice che mi rincontrerà. Non preoccuparti, non è necessario... ti chiamo io. Un'analisi della poetica cartiana fa capire quanto questo pensatore moderno dipenda da Schopenhauer. Per il filosofo tedesco l'amore è una forza che travolge qualsiasi cosa. La vera finalità di tutto è riassumibile nella  continuazione della specie. Per sintetizzare il tutto: non c'è differenza tra un toro da monta e la profondità dei versi cartiani.


    L'esatto contrario della foto precedente. Satanasso di un fotografo!! Una ne pensi e una ne fai... Dove prima era tutto bianco e angelico con un viso un po' bricconcello, ora è tutto scuro e diabolico, con uno Scanu bello liscio e rasato con i ricci fluenti a incorniciare il visino da putto. Notato l'originalità? Titoletto in rosso che recita "Sentimento". Vista la posizione era più adatto "Reggi mento".


    La verità storica però, ineludibile in quanto verità, impone di dire che Scanu e Carta sono discepoli di Dennis. La differenza sostanziale tra i due precedenti è che l'antesignano di questo genere di posa preferisce sdraiarsi sull'altro lato. Devo capire se questo cambio di posizione sia una metafora politica o solo un escamotage per  nascondere una gobba o una scoliosi. Boh?! Inutile qualsiasi commento al disco in questione, perché il tempo è stato galantuomo e nemmeno Dennis se lo ricorda più. Andiamo oltre.


    Con Napolitano, che non è il nipote del Presidente della Repubblica, sembra che dopo la fase "immagine spiaggiata" si stia percorrendo il nuovo filone "foto segnaletica". Originalissimo l'ossimoro fotografico della foto che, mai come in questo caso, dona un senso di plastica staticità. Sembra infatti che il buon Luca abbia l'occhio stranito e sorpreso, come se le gambe fossero diventate due tronchi di rovere, mentre il produttore del cd gli sussurra: "Minchia l'album si intitola VAI e tu sei lì come un chiodo piantato in una tavola di legno!!".

    Dopo tutte le critiche fatte, un apprezzamento. Forse apprezzamento è troppo. Diciamo che mi trovo concorde sul fatto di mettere i faccioni di questi ragazzotti-pupazzotti in primo piano. In effetti, nella civiltà dell'immagine se a nomi semisconosciuti come i loro non si affiancasse la fotonatesserartistica è probabile che nessuno o, perlomeno, molto pochi li riconoscerebbero.

    La visione di tutte queste copertine e l'ascolto di alcuni di questi ciddì, mi hanno riportato alla mente le parole di Schelling: l'esistenza è un processo a varie fasi che ha un suo scopo preciso. Se qualcuno fosse a conoscenza dello scopo preciso delle persone sopraccitate, faccia un fischio.

    Qualcuno di voi si starà chiedendo chi me lo fa fare. Io una risposta ce l'ho. Soffro di una rarissima sindrome, quella del gatto spiaccicato (ringrazio la dottoressa Lia che ha scoperto la mia patologia... fa anche rima). Vi spiegherò di che si tratta in un post seguente.

    Mi sembra ottimistico concludere con questa foto... chissà mai che qualcuno scivoli sulla buccia. Se leggendo non siete diventati dislessici... qui c'è la recensione dell'ultimo lavoro di Scanu.

    mercoledì 24 marzo 2010

    Valerio Scanu: pronto il nuovo album per il mercato europeo


    Dopo il successo di Sanremo e zone limitrofe - lo ascoltano anche a Celle Ligure - il buon Valerio si è buttato sul mercato europeo. Per quanto in un recente post abbia massacrato il suo album, che ritengo uno dei più brutti usciti negli ultimi 20 anni, mi tolgo il cappello per l'ottima iniziativa commerciale. Non limitandosi al mercato italiano, il nostro è andato all'attacco di quello europeo, traducendo il suo lavoro in spagnolo e in inglese. Successo record! Nelle prime due ore vendute quasi 400.000 mila copie che è una cifra record. L'album "Per tutte le volte che..." è stato tradotto con lo spagnolo "Por todas las veces que..."; per la trasposizione dei testi in lingua inglese e spagnola il team Scanu si è avvalso di collaborazioni importanti. In primis Henriques Iglesias e Beatriz Luengo, due dei più importanti idoli musicali giovanili, con i quali il nostro duetta. Ai testi, specialmente in inglese, hanno messo mani i famosissimi e ricercatissimi Babel Fish e Lexi Cool. Lo stile di Babel e Lexi, due dei compositori più trasgressivi del panorama musicale è evidente, tanto che il disco è dovuto uscire con il bollino Parental Advisory, che detto tra noi suona un po' ridicolo. Scanu come Eminem! 
    In anteprima il testo spagnolo di Por todas las veces que... in duetto con Beatriz Luengo:

    Por todas las veces que
    me dices basta ya y basta ya más
    es no corresponde el flujo de tus palabras al latido
    por todas las veces que te disculpas no es
    pero siempre encuentras
    el modo de hacer me parecer el símbolo del mal

    Por todas las veces que es tu culpa quizás no lo sea 
    pero la duda basta a hacerme hallar aquella gana de gritar pero, 
    hay una vez en cuyo algo dispara fuera y 
    dentro de nosotros y todo el resto es pequeño 
    Como un alfiler impercettiible como si un día frío en lleno invierno 
    desnudos no tuviéramos luego mucho frío 
    porque nosotros cubiertos bajo el mar a hacer el amor 
    en todos los modos, 
    en todos los lugares en todos los lagos en todo el mundo el universo 
    que nos sigue pero ya somos inalcanzables

    Por todas las veces que un puño al muro nada hace porque 
    este dolor es dulce como la miel confrontado con el mal que nosotros nos hacemos 
    si así potente este amor que nos defendemos 
    con toda la fuerza pero no basta casi nunca 
    Como si un día frío en lleno invierno 
    desnudos no tuviéramos luego mucho frío 
    porque nosotros cubiertos bajo el mar a hacer el amor en todos los modos, 
    en todos los lugares en todos los lagos en todo el mundo el universo 
    que nos sigue pero ya somos inalcanzables...

    Como si un día frío en lleno invierno 
    desnudos no tuviéramos luego mucho frío 
    porque nosotros cubiertos bajo el mar a hacer el amor en todos los modos, 
    en todos los lugares en todos los lagos en todo el mundo el universo, 
    el universo, el universo, el universo. 
    Como si un día frío en lleno invierno 
    desnudos no tuviéramos luego mucho frío 
    porque nosotros cubiertos bajo el mar a hacer el amor pero ya somos.. 


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    lunedì 1 marzo 2010

    Valerio Scanu: Per tutte le volte che dovremo sorbircelo.

    Oggi ho provato a vincere tutti i miei pregiudizi e mi sono dedicato all'ascolto del cd di Valerio Scanu. Tutti mi accusano di ascoltare musica vecchia e sarebbe per questo che non riesco ad apprezzare le novità. Sarà ma i miei vecchi Hendrix, Zappa e Rolling Stones me li tengo stretti. Ho sempre ribattuto che la novità, meglio l'originalità, di un musicista l'ho sempre colta. Per esempio: non sono rimasto indifferente al furore chitarristico dei Nirvana, o alla voce unica di Jeff Buckley. Perciò non è che sono proprio arido a livello di sensibilità musicale. Così ecco la sfida: un attento ascolto del cd di Scanu. Inizio in maniera frivola con un breve commento alla copertina. Sguardo languido e sullo sfondo rotaia in un romantico sfumato. Quale che sia la metafora mi sfugge. Forse che il fotografo ha provato, con un set fotogratico lunghissimo, a farlo arrotare da un regionale? Boh.

    Veloce presentazione del contenuto album:
    1. Per tutte le volte che...  
    2. Indissolubile
    3. Mi manchi tu
    4. Quando parlano di te
    5. Mai dimenticata
    6. Credi in me
    7. Il Dio d'America
    8. Miele
    9. Così distante
    Ok. Al primo, secondo, terzo ascolto l'album è brutto. Non intendo che non è il mio genere, intendo che è proprio brutto. Musicalmente paraculo con le classiche melodie facilone-pop-romantiche e il target è indubbiamente la ragazzina innamorata, che sta adolescendo con gli ormoni in pieno bollore. Non mi stupirei se due o tre pezzi finissero nel prossimo film mocciano. Sorvoliamo sulla title track: sono già state spese milioni di parole sul "far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi in tutti i laghi". Considerando che luoghi e laghi non è sta gran rima, poteva mettere "in tutti i luoghi e in tutti i cieli" o, se proprio non riusciva a fare a meno della passione lacustre, poteva andare su un surreale "in tutti i luoghi e in tutti laghi sopra i rami come i maghi". Però tutti i miei dubbi grammaticali si sono concentrati qui: 

    ...questo dolore è dolce come il miele
    confrontato con il male che noi ci facciamo
    se così potente questo amore che ci
    difendiamo con tutta la forza ma non basta quasi mai
    ...

    EEEHHHH? Se così potente questo amore che ci difendiamo?? Che cacchio vorrebbe dire? Già farei fatica a capire "questo amore che ci difende", posso concedere "questo amore che difendiamo". Passino le licenze poetiche ma questo è grammaticidio. Vabbè, passiamo oltre. 

    Traccia due: Indissolubile. Tra le altre cose sono rimasto colpito da questo passo:

    ...sa costruire cose splendide
    come la gioia
    che mi sa infondere
    senza dissolvere mai
    questo amore che ho, per te...

    Un passo bellissimo, poetico, emozionante, toccante. Poi l'ho letto bene e mi sono chiesto che cavolo volesse dire. Analizziamo il testo. Di chi stiamo parlando? Chi è il soggetto? Lei? Il mio contorto modo di pensare mi dice che sia Lei che "sa costruire cose splendide" e, in teoria,  dovrebbe concludere con questo amore "che ho per lei", non per te. Forse sono troppo pignolo io. Andiamo oltre, prendendo per buona la terza persona singolare. Praticamente lei è fonte di gioia e, nonostante questo, non dissolve mai l'amore che lui prova. Mi sembra normale, io mi stupirei del contrario. Afferrate la mia perplessità? Io sono uno di quelli che sostiene che si ama una persona anche per i difetti. Dunque, mi sembra strano dire alla mia amata "ogni giorno mi stupisci con allegria e gioia senza per questo far diminuire l'amore che provo per te". Siamo d'accordo che avrebbe più senso dire "mi fai soffire come un dannato ma non si dissolve l'amore che ho per te?". 

    Nel terzo brano "Mi manchi tu" c'è un'altra parte di testo piena di pathos(logico):  

    Mi manca la sveglia alle sette e mezza,
    i compiti in classe, mangiare in fretta,
    mi manca il classon del vicino di casa,
    le giocate a calcio dentro la caserma,
    mi manca la fine di una barzelletta
    e l'emozione di una sigaretta, però di più mi manchi tu.

    Qui signori miei, raggiungiamo vette altissime. Non trovate poetici  riferimenti a Prévèrt e Hikmet? Sì? Allora fatevi vedere da uno psicologo perché non c'entrano una beata mazza. Se la mia amata mi dedicasse questa canzone, per ricambiarla di cotanto gesto, la porterei sul Ponte Milvio e la butterei di sotto. Ti manco più della sveglia delle sette e mezza? I compiti in classe? Il clacson del vicino di casa? Mavaffanculo!! Ti manco più delle cose peggiori che puoi vivere in una giornata? Allora questo è vero amore!! La strofa seguente poteva essere così:
    Mi manca il trapano del dentista,
    la ceretta inguinale dell'estetista,
    il teppista che mi riga la macchina sotto casa,
    il commilitone violento dentro la caserma,
    mi manca prendere nel culo una saetta
    e anche cadere dalla bicicletta, però di più mi manchi tu.

    Quarta traccia: Quando parlano di te. Rimangono gli echi delle rime in "ù" del brano precedente "però di più, mi manchi tu". Forse la canzone meno peggio del disco. Posso dire, quasi con certezza, che è ambientata "ad una festa o in piedi dentro un bar" e poco di più, se non che Valerio sta bene ma lei gli manca. Il leit-motiv di questo pezzo sono le rime audaci:



    con te/perché
    morire/capire

    Tu sei felice ed io di più.
    Tu stai volando e io più su.

    cammino/vicino
    occhi miei/tu ci sei
    battere/vivere

    Che dire, non sarà un capolavoro di ricerca semantico-stilistica, ma almeno non ci sono strafalcioni logico sintattici. Una nota di merito per averci risparmiato le gigidalessiane "cuore-amore-dolore-colore-furore-odore-sapore-malore-torpore-calore-rossore-grigiore" e via di seguito.

    Mai dimenticata è la traccia namber faiv. Idealmente è il sequel del brano precedente. Però inizia molto male. Ascoltando il brano sembra piuttosto scontato che lei se ne sia andata, però leggendo la prima strofa ci si confonde.  
    Avrei amato anche i tuoi difetti,
    già un po' mi mancano anche loro,
    ma siamo andati via,
    via già da un po'...

    Perchè "siamo andati via"? Sembra una stupidata ma così perde tanto valore emotivo. Se fosse chiaro che è lei che se n'è andata, l'empatia sarebbe più profonda, invece, anche Scanu sembra poco convinto di quello che è successo. Peccato perchè poi c'è la strofa più azzeccata dell'album:

    Avremmo fermato il tempo
    e colorato il tramonto
    e svegliato albe
    e trasformato lacrime in diamanti...

    ... ma cosa ci vuoi fare, siamo andati via già da un po'. Pazienza, sarà per un'altra canzone. Peccato perchè se avesse azzeccato la persona (terza singolare) nelle prima strofa la canzone avrebbe avuto altri traguardi. 

    Lo sai vorrei averti qui
    ti parlo come fossi qui
    in questa notte che non passa al freddo
    con lei che dorme e non lo sa
    oppure fa finta, chi lo sa
    a volte è meglio non sapere,
    non domandare...

    A questo punto mi permetto di dare un consiglio. Ah Valerio, non esitare: domanda! Però è un casino. Perchè se è sveglia e gli chiedi se dorme, lei ti chiederà perchè sei sveglio e sarà difficile spiegarle che stai pensando all'altra. Se invece dorme e le chiedi se dorme, come minimo si sveglia e ti manda  a cagare. Forse hai ragione tu... meglio non domandare.

    Sesto capitolo del cd: Credi in me. Pezzo lisergico-futuristico. Il testo è talmente paradossale che, secondo me, nasconde qualche messaggio subliminale. Da quando l'ho sentito per la prima volta sento una forza inspiegabile che mi spinge a cercare funghi in giardino. Datemi una mano voi, che senso hanno queste frasi?

    ...fulmini piovono rapidi sul sole nevica...
    ...nuvole gravide viaggiano su orrizonti lividi...

    ...cattedrali affondano fragili dentro sabbie mobili...

    L'unica spiegazione sensata che potrei azzardare è che siano uno spot antidroga. Di più non saprei. Credi in me, non drogarti, perchè la droga ti fa diventare come Morgan. Manifesto a piene mani la mia delusione. Quando ho letto che Kaballà è l'autore di questo obbrobrio ci sono rimasto male, perchè lo ricordo per un pezzo molto bello dal titolo Madonna di li duluri nell'album Le vie dei canti (1993). Da uno che ha composto musiche per il Padrino III mi aspettavo molto di più.

    Il Dio d'America, terz'ultima traccia. Canzone incomprensibile. Non capisco se nasconde una forte denuncia sociale o una divertita presa per il sedere di chi ascolta. Il ritornello lascia numerose possibilità aperte, ma preferisco non sbilanciarmi:

    Nevicava sotto il sole come fosse inverno, 
    dal Brasile alla Colombia fino in Uruguay... capirai... (tsè)

    Miele, ultima traccia. La cosa che più mi ha colpito è che le prime note mi hanno richiamato alla mente le parole di due canzoni:
    1. Non amarmi di Aleandro Baldi
    2. La solitudine di Laura Pausini
    Ora, con tutta la magnanimità possibile, se proprio devi "citare" rispolvera Tenco, Conte, Fossati... E  che cacchio ne avremo di cantautori italiani validi, o no? Comunque per 3 minuti e 42 secondi si chiede se è possibile che si siano già incontrati. La cosa assurda è che si risponde da solo ma continua a cantare. Infatti la canzone inizia con una domanda esistenziale:

    Miele chi lo sa?
    Forse ci eravamo già incontrati,
    sfiorati per caso sulla riva del mare.

    E tutto questo tormento si risolve con la risposta:

    Miele, io lo so
    non ti avevo vista no, perchè
    di sicuro, lo sai, mi sarei accorto di te
    anche per strada in mezzo alla gente
    .

    Se lo sai già perchè canti per 3 minuti e 42? Ma poi... lei si chiama veramente Miele? Che nome dolce!!!

    Ultima traccia, siamo alla fine del supplizio. Giuro che ho ascoltato l'album più e più volte, cercando di spogliarmi da tutti i pregiudizi. Purtroppo, l'imparzialità è crollata come neve al sole. Sì, lo so che la neve si scioglie, ma soffro ancora i postumi di Credi in me. L'ultimo pezzo non riesco ad analizzarlo con lucidità. Io copio e incollo, al resto pensateci voi:

    E' quasi un anno che
    sopravvivo senza te,
    cerco il cuore dentro me,
    ma sento che non c'è. 

     Sei la sola che vorrei
    sei vicina, ma lo so che sei
    distante,
    così distante...
    distante...


    Dopo questo faticoso lavoro di ascolto non so che dire. Dare un giudizio tranciante mi sembra troppo facile. Però, in tutta sincerità, i testi sono mediocri e ballano tra una banalità di rime e la ricerca del tipico brano, come ho già scritto, da film mocciano. La musica strizza l'occhio alla canzonetta pop-facilona con quelle atmosfere romantico mielose che faranno stragi di "adolescentette". Di Scanu che dire? E' un cantante perchè è innegabile che canta. Se tagliasse salami sarebbe un salumiere, se sparasse sarebbe un pistola e, quando sarà vecchio e con i capelli bianchi, sarà Scanuto. Viene da chiedermi dove sarebbe se non fosse stato catapultato a San Remo da tutta la ribalta mediatica. Ascoltando il disco non penso ad un cantante, ma ad un personaggio costruito a tavolino. La ricetta potrebbe essere questa:
    • occhietti languidi e un po' tenebrosi
    • viso carino (con capello fluente che non guasta)
    • voce senza infamia e senza lode
    Rigorosamente in questo ordine.

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    domenica 21 febbraio 2010

    Nel 2011 staremo davanti a San Remo o saremo altrove?


    Alla fine, nonostante i propositi devo scrivere anche io qualcosa su Sanremo. Dico subito che non l'ho guardato. In queste serate ho avuto cose più interessanti da fare. Ho guardato Amore14 e Scusa se ti chiamo amore. Lillo e Greg a 610 proponevano qualcosa di diverso; se volete cercatevi il podcast del 18.02.2010 che trovate qui. Sono i primi minuti della trasmissione e riguarda la nuova attività di Greg...

    Sanremo non lo guardo ma poi cerco su iutubbo le esibizioni dei cantanti che più mi incuriosiscono o quelli che, per forza di cose, fanno chiaccherare. Mi sembra fondamentale spiegare perché non guardo Sanremo. Principalmente perchè stare 3 ore e passa davanti alla tv a vedere un varietà non è proprio nelle mie corde. L'unico che riesce a tenermi davanti alla tv per più di due ore è Fiorello, showman completo. Secondariamente perché ritengo la musica una forma d'arte troppo importante per farne una gara da televoto, dove chi esprime un giudizio si fa influenzare più dalla simpatia e dall'aspetto stiloso del cantante che da quello che dovrebbe valutare. Tasso diceva che "quella della musica è una delle tre vie per le quali l'anima ritorna al Cielo" ed io, modestamente, concordo. Ecco perchè ritengo una cosa senza senso fare una gara di canzoni. Dove il termine canzoni in alcuni casi è usato a sproposito.

    Detto questo passo in veloce rassegna quelle poche cose che posso commentare. Su tutti metterei Malika Ayane voce magnifica, bella canzone, non irresistibile ma senza dubbio apprezzabile per musica e testo. Irene Grandi (che mi piace moltissimo come donna) ha proposto la tipica canzone Baustelliana. Il problema delle canzoni dei Baustelle è che non si capisce dove finisca una e incominci l'altra; in parole povere sono tutte uguali. Ultimo commento sui Sonora con l'H che non so dove vada. Li hanno osannati come il nuovo che avanza nella musica. Tecnicamente sono molto bravi, musicalmente mi sembrano i Pooh ma invecchiati. Alla fine la cosa più notevole sono i tagli di capelli. Senza dubbio sono più innovativi alcuni album degli anni '70. Due parole su Arisa. Sembra scema scema ma è una bella volpe anche lei. Con i suoi occhialetti alla Harry Potter, in versione molto più sfigata, si presenta con una canzoncina carina e molto orecchiabile. Per la serie non faccio un cazzo tutto l'anno, a febbraio mi presento con il tormentone e campo di rendita. Non è, però, un giudizio tutto negativo. Ammetto che la canzone in questione, anche se orecchiabilissima, non è di così facile esecuzione.

    Per concludere come non parlare del Trio? Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici senza ombra di dubbio i vincitori amorali del festival.


    Una parola è poca due sono troppe. Commento alla canzone: orribile! Sia per quanto riguarda la melodia in sé e il testo che, secondo me, è sgraziato, banale, patetico e, come direbbero gli antichi greci, paraculo. Sorvoliamo poi sul becero tentativo di attirarsi le simpatie del popolino modificando il testo con la citazione del Mondiale di Berlino. Proprio il perfetto quadro dell'italia media: calcio, trash e ricerca di consenso. Pensare che siamo gli eredi di Michelangelo, Raffaello, Galileo, Leopardi e Marconi.  Io avrei riscritto il ritornello così:

    "Io ho poca cultura e pecco anche in religione, 
    ma ho un gran coraggio a cantare questo schifo di canzone"

    Non tutti sanno che i Savoia hanno chiesto 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio: 170 milioni li vuole Vittorio Emanuele; 90 suo figlio Emanuele Filiberto. Ma non è tutto: oltre agli interessi sulle somme richieste, i Savoia vogliono anche la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana. Meno male che adesso canta Italia amore mio. Resta da chiedersi come siano potuti arrivare secondi con un pezzo veramente orribile. Al confronto "Violentami miao!" e "Checo il tricheco" sono due capolavori della musica italiana. Se penso che anche l'orchestra ha strappato gli spartiti per protesta...

    Infine il vincitore. Valerio Scanu, il nuovo Marco Carta. Gli auguro una sfavillante carriera come quella dei Jalisse. A proposito ma Marco Carta che fine ha fatto?

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