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giovedì 29 luglio 2010

Il mio amico Eric.

Eric Cantona è stato un giocatore francese talentuosissimo e con un carattere particolare. I tifosi del Manchester United lo avevano ribattezzato Dio e lo consideravano un Re. E' uno dei pochi francesi ad entrare nel gotha del calcio inglese. Il suo talento e la sua classe sono fuori discussione, la sua personalità, invece, è oggetto di tante discussioni. A me è sempre piaciuto. Personaggio tosto e poco incline a piegare il capo. Dopo un episodio negativo, quando aggredì un tifoso che lo aveva insultato, rimase in silenzio per diverse settimane, poi indisse una conferenza stampa, probabilmente la più famosa mai tenuta da un giocatore, dove dichiarò:
"Quando i gabbiami seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine".

Torniamo al film. Commento semplice ma chiaro: è bello. Soprendente anche l'interpretazione di Cantona. Ken Loach descrive la storia di Eric Bishop, un postino che sta subendo la vita. Vive nel dolore del ricordo della ex-moglie, in balìa di due figli adolescenti sbandati. Una vita di depressione. Di contro ha una cerchia di amici-colleghi che cercano di aiutarlo in ogni modo. In uno di questi tentativi organizzano un gruppo di auto-aiuto nel quale devono mettersi davanti ad uno specchio immaginario e provare a guardare la vita con gli occhi di una persona che stimano. Grazie anche ad un bella fumatina di erba, che Eric ruba al figlio, il nostro protagonista riuscirà a vedere Eric Cantona. Sulle prime mi è venuto in mente "Provaci ancora, Sam". L'idea è più o meno la stessa, ovvero un alter ego importante (in quel caso Humprey Bogart) che aiuta il protagonista sfigato. La trama però è differente. Non posso raccontarla perché vi rovinerei il piacere di vederlo.

Posso solo dirvi che è un film molto bello e ben fatto. Un ottimo equilibrio tra commedia e dramma. L'aspetto che più mi ha colpito è il tema della positività del mito. Il calciatore famoso abituato ai grandi trionfi, al goal davanti a 60.000 persone, si ritrova ad interagire con le piccole, poi nemmeno troppo piccole, criticità quotidiane dell'uomo comune. Eric Cantona, famosissimo per la sua celeberrima conferenza stampa che si concluse in una sorta di aforisma, dispensa consigli al postino. Non sono mai consigli diretti ma parole accennate, adatte a stimolare e fare pensare. Piano piano Eric Bishop riprenderà le redini della propria vita, perché "per sorprenderli, devi prima sorprendere te stesso"; mentre lo spettatore capirà che un uomo comune puo' essere anche un mito, perché spesso il mito non è altro che un uomo comune che ha avuto il coraggio di rischiare.

mercoledì 28 luglio 2010

Così semplice da sembrare idiozia.

Ho messo le mani in tasca, dando le spalle al mondo, e me ne sono andato. Prima di farlo ho pisciato nelle botti di vino e fatto cose ben peggiori al cibo di coloro che rimanevano. Mi hanno accusato di pazzia, di aver perso interesse in tutto. Non è che non mi interessasse più nulla, anzi, è l'esatto contrario. Mi riusciva sempre più pesante sopportare l'umiliazione delle arti, del pensiero e della libertà. Per questo ho deciso di allontarmi, nessuno potrà accusarmi di complicità. In tutto e per tutto ora sono libero e innocente, almeno nelle intenzioni. Ora, qui dal mio rifugio, posso scrivere poesie per sordi, comporre canzoni per muti e dipingere quadri per ciechi. Non è affatto assurdo tutto questo, non è tempo perso. Il tempo veramente sprecato è scrivere poesie, comporre canzoni e dipingere quadri per persone prive di cuore. Però tornerò, quando tutti si saranno dimenticati di me, tornerò. Devo ancora capire se per annientarli o per aiutarli a capire o, forse, per entrambe le cose.

Qualcuno scrisse "Meglio scrivere per se stessi, e non avere pubblico, che scrivere per il pubblico e non avere se stessi". Condivisibile, condivisibilissimo. A volte mi viene da pensare che queste parole siano molto più efficaci dei dieci comandamenti.