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giovedì 15 luglio 2010

Sonetàula: come si diventa banditi.

Mi sbilancio subito: è un film bellissimo, tratto dall'omonimo romanzo di Giuseppe Fiori. Sicuramente non è per tutti ma è, senza dubbio, uno dei migliori film recenti che ho visto negli ultimi anni. E' il romanzo di formazione di Sonetàula, giovane servo pastore sardo. La storia scorre lenta, come i passi dei pastori sulle montagne, come le giornate passate a curare le bestie. E' un film riflessivo, che alterna la vita di Sonetàula ad episodi storici di portata differente, come la guerra sullo sfondo o il semplice arrivo della luce in paese. La storia inizia con il protagonista tredicenne, siamo nel 1938, che vede partire il padre, per andare a lavorare in fabbrica, in continente. Questo è quello che crederà il giovane, fin quando le splendide figure di riferimento, il nonno e lo zio, gli spiegheranno che Egidio, il padre, è al confino, accusato ingiustamente di omicidio. Da quel confino il padre non tornerà più. Sonetàula, si ritroverà a lavorare, nella durissima ma splendida terra sarda, fin quando arriverà al bivio tra legalità e latitanza.

Il film è in lingua originale, il sardo praticamente incomprensibile, con sottotitoli. E' una scelta discutibile. E' apprezzabile perché la barriera linguistica accentua e approfondisce il significato di solitudine e il concetto di "Sardegna come mondo a sé" ma, d'altro canto, è piuttosto sfiancante dover leggere dialoghi per più di due ore. Il rischio è di perdere particolari della narrazione. Per il resto, è un film lungo, ma ogni minuto è perfettamente funzionale e giustificato nell'economia della trama. Gli attori, che non conoscevo, sono terribilmente credibili: gli si legge in volto l'asprezza della vita di pastore.

Sonetàula risponderà ad uno sgarbo, sgarrettando il gregge del provocatore. Denunciato, non si presenterà ai carabinieri. Si ritroverà così latitante, vittima di un destino che sembra geneticamente ereditario. E' bandito ma nel senso di esiliato, costretto all'esilio da una istituzione nella quale ha perso fiducia. Così vive Sonetàula: in bilico tra la vita del bandito e l'amore per Maddalena, sposa di Giuseppino che si è integrato nella "modernità", lasciando la tradizione sarda per fare il lamierista. Non ci sono musiche (con l'eccezione di in una scena), solo parole di uomini e i silenzi dei monti. Il regista racconta con grande empatia, ma senza patetismi, o giudizi di sorta sulla scelta di Sonetàula. Ci mette di fronte al fatto compiuto, senza sentenziare, e questo è un punto di forza del film. A noi, ai nostri occhi e al nostro cuore la decisione di assolvere o condannare Sonetàula. Il film ci insegna che non sono i posti sperduti, o le cattive esperienze, a rubarci l'innocenza ma il modo con il quale attraversiamo questi posti e rispondiamo alle avversità. Sonetàula vive con dignità e coraggio, anche quando tutto è contro di lui; quando gli vengono sottratti il nonno e la madre e Maddalena avrà un figlio con il suo amico. Non ci sarà odio, anzi, si vorrebbe sacrificare con un gesto magnifico. Arriverà la morte e, mai come in questo caso, sarà liberazione. Il paradosso della liberazione di un uomo che è sempre stato libero.

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2 commenti:

robydick ha detto...

grazie per la segnalazione, molto interessante! i sub-ita non mi spaventano, anzi, sarebbe stato delinquenziale doppiarlo.
ciao

Itsas ha detto...

come spesso succede
mi hai fatto venir voglia di vedere il film
vediamo se lo trovo