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martedì 7 luglio 2009

Tra tatuaggi maori e campari...

"Un'estate al mare, voglia di remare fare il bagno al largo..." cantava Giuni Russo un po' di anni fa. L'estate è la stagione delle follie e degli eccessi. Per chi, volontariamente, rimane a casa si prospettano giornate di riposo, indotte anche dalla terribile afa; chi, invece, è costretto a rimanere a casa, se non ha spirito creativo, soccomberà in pomeriggi noiosissimi al limite del suicidio. Suicidio che arriverà inarrestabile, quando il malcapitato si vedrà riproporre i soliti film melensi tratti dai romanzi si Rosamunde Pilcher. Eh, sì perché in estate la proposta qualitativa della tv italiana, sembra impossibile, ma peggiora.

Ma non volevo parlare di questo. Io volevo parlare delle vacanze, delle prove costume, dei tormentoni estivi, delle spiagge e del mare. Anzi, no! Voglio parlare degli eccessi dell'estate. Dei drink che corrono a fiumi e dei corpi scoperti al sole e ricoperti di tatuaggi.

Inutile riassumere qui la storia dei tatuaggi. Senza dubbio è una delle più antiche forme di espressione artistica. In alcune culture, come quella Maori, simboleggiano il ruolo sociale (cacciatore, sciamano, ecc...) o il proprio valore in battaglia; in altre, come in Giappone, inizialmente avevano una forte valenza spirituale ma, una volta che, nel periodo Meiji vengono vietati, connotano criminalità. Potrei continuare per ore e ore ma credo che il messaggio sia chiaro. Per riassumerlo velocemente possiamo dire che il tatuaggio aveva una forte valenza sociale. Dal disegno inciso sulla pelle, si poteva leggere la storia dell'individuo che portava il tatuaggio.

Oggi, tutto questo è andato perduto e, la maggior parte dei tatuaggi sono figli della moda e rappresentano disegni stereotipati che si prendono dai libroni negli studi dei tatuatori. Ma non è tutto così superficiale come sembra. Sì, è vero la stragrande maggioranza si tatua per moda ma qualche "anima pura" ancora rimane.

Ci sono quelli che si sono fatti incidere per sempre lo stemma della propria squadra, i volti dei propri figli o di un caro che non c'è più. Altri sono ricorsi al tatuaggio per disegnarsi sulla pelle la bevanda preferita come questo ragazzo "Campari Soda - Lo voglio bere".
Ora io non so dirvi, se sia un contratto pubblicitario con la Campari. Certo sarebbe geniale! Un tatuaggio per 800 euro mensili o una fornitura a vita di aperitivi. Non lo so. Posso solo assicurarvi che la foto è vera. A me comunque il Campari non piace. Se proprio dovessi tatuarmi qualcosa opterei per questo:

e sono sicuro al 1000% che i miei amici Tommaso e Paolino, sarebbero d'accordo con me.

Si ringrazia ValeMoon per il fotoritocco (solo i tatuaggio Braulio è tarocco).

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